INCHIESTA SU YEHOSHUA

BEN YOSEF

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Esseni - regolamento
Sacerdoti
Sentenza Condanna Gesù
Sette Ebraiche
Tributo tempio

SETTE EBRAICHE AL TEMPO DI GESU'

Tratto dal testo "Guerra Giudaica" di Giuseppe Flavio

GLI ESSENI, FARISEI E SADDUCEI

Libro II:119 - 8, 1
Tre sono infatti presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode fama di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita, legati da mutuo amore più strettamente degli altri.
Libro II:120
Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi;
Libro II:121
non è che condannino in assoluto il matrimonio e l'aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perchè ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo.
Libro II:122 - 8, 3
Non curano la ricchezza ed è mirabile il modo come attuano la comunità dei beni, giacchè è impossibile trovare presso di loro uno che possegga più degli altri; la regola è che chi entra metta il suo patrimonio a disposizione della comunità, sè che in mezzo a loro non si vede nè lo squallore della miseria, nè il fasto della ricchezza, ed essendo gli averi di ciascuno uniti insieme, tutti hanno un unico patrimonio come tanti fratelli.
Libro II:123
Considerano l'olio una sozzura, e se qualcuno involontariamente si unge, pulisce il corpo; infatti hanno cura di tener la pelle asciutta e di vestire sempre di bianco. Gli amministratori dei beni comuni vengono scelti mediante elezione, e così pure da tutti vengono designati gli incaricati dei vari uffici.
Libro II:124 - 8, 4
Essi non costituiscono un'unica città, ma in ogni città ne convivono molti. Quando arrivano degli appartenenti alla setta da un altro paese, essi gli mettono a disposizione tutto ciò che hanno come se fosse proprietà loro, e quelli s'introducono presso persone mai viste prima come se fossero amici di vecchia data;
Libro II:125
perciò, quando viaggiano, non portano seco assolutamente nulla, salvo le armi contro i briganti. In ogni citt� viene eletto dall'ordine un curatore dei forestieri, che provvede alle vesti e al mantenimento.
Libro II:126
Quanto agli abiti e all'aspetto della persona, assomigliano ai ragazzi educati con rigorosa disciplina. Non cambiano abiti nè calzari se non dopo che i vecchi siano completamente stracciati o consumati dal tempo.
Libro II:127
Fra loro nulla comprano o vendono, ma ognuno oltre quanto ha a chi ne ha bisogno e ne riceve ciò di cui ha bisogno lui; e anche senza contraccambio è lecito a loro di prendere da chi vogliano.
Libro II:128 - 8, 5
Verso la Divinità sono di una pietà particolare; prima che si levi il sole non dicono una sola parola su argomenti profani, ma soltanto gli rivolgono certe tradizionali preghiere, come supplicandolo di sorgere.
Libro II:129
Poi ognuno viene inviato dai superiori al mestiere che sa fare, e dopo aver lavorato con impegno fino all'ora quinta, di nuovo si riuniscono insieme e, cintisi i fianchi di una fascia di lino, bagnano il corpo in acqua fredda, e dopo questa purificazione entrano in un locale riservato dove non è consentito entrare a nessuno di diversa fede, ed essi in stato di purezza si accostano alla mensa come a un luogo sacro.
Libro II:130
Dopo che si sono seduti in silenzio, il panettiere distribuisce in ordine i pani e il cuciniere serve a ognuno un solo piatto con una sola vivanda.
Libro II:131
Prima di mangiare, il sacerdote pronuncia una preghiera e nessuno può toccare cibo prima della preghiera. Dopo che hanno mangiato, quello pronuncia un'altra preghiera; così al principio e alla fine essi rendono onore a Dio come dispensatore della vita. Quindi, deposte le vesti da pranzo come paramenti sacri, tornano al lavoro fino a sera.
Libro II:132
Al rientro mangiano allo stesso modo, in compagnia degli ospiti, se ve ne sono. Mai un grido o un alterco, disturba la quiete della casa, ma conversano ordinatamente cedendosi scambievolmente la parola.
Libro II:133
A quelli di fuori il silenzio di là dentro dà l'impressione di un pauroso mistero, mentre esso nasce da una continua sobrietà e dall'uso di mangiare e di bere solo fino a non aver più fame o sete.
Libro II:134 - 8, 6
Ogni cosa essi fanno secondo gli ordini dei superiori salvo due, in cui sono liberi di regolarsi da s�: l'assistenza e l'elemosina; infatti possono soccorrere a piacimento una persona degna che sia nel bisogno, come pure dar da mangiare ai poveri. Ma far regali ai parenti non si può senza l'autorizzazione dei superiori.
Libro II:135
Sono giusti dispensatori di castighi, capaci di tenere a freno i sentimenti, custodi della lealtà, promotori di pace. Tutto ciò che essi dicono vale più di un giuramento, ma si astengono dal giurare considerandolo cosa peggiore che lo spergiurare; dicono infatti che è già condannato chi non è creduto senza invocare Dio.
Libro II:136
Hanno uno straordinario interesse per le opere degli antichi autori, scegliendo soprattutto quelle che giovano all'anima e al corpo; ivi per la cura delle malattie essi studiano le radici medicamentose e le proprietà delle pietre.
Libro II:137 - 8, 7
A chi desidera far parte della loro setta non viene concesso di entrare immediatamente, ma lasciandolo fuori per un anno gli fanno seguire la stessa norma di vita, dandogli una piccola scure e la predetta fascia per i fianchi e una veste bianca.
Libro II:138
Dopo che in questo periodo di tempo egli abbia dato prova della sua temperanza, viene ammesso a un più completo esercizio della regola e ottiene acque più pure per la purificazione, ma non ancora è introdotto nella comunità. Infatti dopo aver dimostrato la sua fermezza per altri due anni viene sottoposto a un esame del carattere e solo allora, se appare degno, viene ascritto alla comunità.
Libro II:139
Ma prima di toccare il cibo comune, egli presta a loro terribili giuramenti: in primo luogo di venerare Dio, poi di osservare la giustizia verso gli uomini e di non far danno ad alcuno nè di propria volontà nè per comando, e di combattere sempre gli ingiusti e di aiutare i giusti;
Libro II:140
di essere sempre ubbidiente verso tutti, specie verso coloro che esercitano un potere, perchè nessuno pu� esercitare un potere senza la volontà di Dio; e se poi tocchi a lui di esercitare un potere, di non approfittarne per commettere abusi, e di non distinguersi da quelli a lui sottoposti per splendore di vesti o per qualche altra insegna di superiorità di amare sempre la verità e di smascherare i bugiardi;
Libro II:141
di trattenere le mani dal furto e di serbare l'anima incontaminata da un empio guadagno e di non tener nulla celato ai membri della comunità e di non svelare ad altri nulla delle loro cose, anche se torturato fino alla morte.
Libro II:142
Inoltre egli giura di non trasmettere ad alcuno le regole in forma diversa da come le ha ricevute, di astenersi dal brigantaggio e di custodire i libri della loro setta con la stessa cura che i nomi degli angeli. Tali sono i giuramenti con cui gli Esseni si garantiscono dai proseliti.
Libro II:143 - 8, 8
Quelli che sono trovati colpevoli di gravi crimini li espellono dalla comunità. Chi subisce tale condanna spesso fa una fine assai miseranda; infatti, vincolato dai giuramenti e dalle abitudini, non riesce nemmeno a mangiare ciò che mangiano gli altri, e cibandosi di erba e consumando il corpo con la fame finisce per morire.
Libro II:144
Perciò gli Esseni ne riammisero molti per compassione, quando erano in fin di vita, giudicando castigo sufficiente per le loro colpe un tormento che li aveva portati sull'orlo della morte.
Libro II:145 - 8, 9
Nelle liti giudiziarie sono assai precisi e giusti, e celebrano i processi adunandosi in numero non inferiore a cento, e le loro sentenze sono inappellabili. Presso di loro dopo Dio è tenuto in onore il nome del legislatore, e se uno lo bestemmia è punito con la morte.
Libro II:146
Si fanno un pregio di ubbidire ai più anziani e al volere della maggioranza; se, per esempio, stanno insieme dieci persone, nessuno parlerebbe, se gli altri preferiscono il silenzio.
Libro II:147
E si guardano dallo sputare in mezzo alla compagnia o voltandosi verso destra, e con più rigore di tutti gli altri giudei si astengono dal lavoro nel settimo giorno; non solo infatti si preparano da mangiare il giorno prima, per non accendere il fuoco quel giorno, ma non ardiscono neppure di muovere un arnese nè di andare di corpo.
Libro II:148
Invece, negli altri giorni, scavano una buca della profondità di un piede con la zappetta - a questa infatti assomiglia la piccola scure che viene consegnata da loro ai neofiti -, e avvolgendosi nel mantello, per non offendere i raggi di Dio, vi si siedono sopra.
Libro II:149
Poi gettano nella buca la terra scavata, e ciò fanno scegliendo i luoghi più solitari. E sebbene l'espulsione degli escrementi sia un fatto naturale, la regola impone di lavarsi subito dopo come per purificarsi da una contaminazione.
Libro II:150 - 8, 10
Si dividono in quattro categorie a seconda dell'anzianità nella regola, e i neofiti sono tanto al di sotto dei vecchi adepti, che se per caso questi li toccano si lavano come se fossero venuti a contatto con uno straniero.
Libro II:151
Sono anche longevi, dato che i più passano i cento anni, e ciò, io credo, grazie alla vita semplice e ordinata; disprezzano poi i pericoli e vincono i dolori con la ragione mentre la morte, quando giunga onorata, la considerano preferibile all'immortalità.
Libro II:152
Il loro spirito fu assoggettato ad ogni genere di prova durante la guerra contro i romani, in cui stirati e contorti, bruciati e fratturati e passati attraverso tutti gli strumenti di tortura perchè bestemmiassero il legislatore o mangiassero qualche cibo vietato, non si piegarono a nessuna delle due cose, senza nemmeno una parola meno che ostile verso i carnefici e senza versare una lacrima.
Libro II:153
Ma sorridendo tra i dolori, e prendendosi gioco di quelli che li sottoponevano ai supplizi, esalavano serenamente l'anima come certi di tornare a riceverla.
Libro II:154 - 8, 11
E infatti presso di loro è salda la credenza che mentre i corpi sono corruttibili, e che non durano gli elementi di cui sono composti, invece le anime immortali vivono in eterno e, venendo già dall'etere pi� leggero, restano impigliate nei corpi come dentro carceri quasi attratte da una sorta di incantesimo naturale,
Libro II:155
ma quando siano sciolte dai vincoli della carne, come liberate da una lunga schiavitù, allora sono felici e volano verso l'alto. Con una concezione simile a quella dei figli dei greci, essi ritengono che alle anime buone è riservato di vivere al di là dell'oceano in un luogo che non è molestato nè dalla pioggia nè dalla neve nè dalla calura, ma ricreato da un soave zefiro che spira sempre dall'oceano; invece alle anime cattive attribuiscono un antro buio e tempestoso, pieno di supplizi senza fine.
Libro II:156
Mi pare che, con la stessa visione, i greci ai loro uomini valorosi, che chiamano eroi e semidei, abbiano riservato le isole dei beati, invece alle anime dei malvagi il posto degli empi già nell'Ade, dove anche raccontano che sono puniti quelli come Sisifo, Tantalo, Issione e Titio: così i greci in primo luogo ammettono che le anime sono immortali, e poi spingono alla virtù e ritraggono dal vizio.
Libro II:157
Ritengono infatti che i buoni durante la vita diventano migliori per la speranza di ricevere un premio anche dopo la morte, mentre le cattive intenzioni dei malvagi risultano compresse dalla paura di chi, se pure riuscisse a farla franca in vita, teme un eterno castigo dopo la morte.
Libro II:158
Queste sono dunque le credenze degli Esseni intorno all'anima, che rappresentano un'attrazione irresistibile per tutti quelli che una volta abbiano assaporato la loro dottrina.
Libro II:159 - 8, 12
Vi sono poi in mezzo a loro di quelli che si dichiarano capaci anche di prevedere il futuro, esercitati fin da ragazzi nella lettura dei libri sacri, in varie forme di purificazione e nelle sentenze dei profeti; � raro che falliscano nelle predizioni.
Libro II:160 - 8, 13
Vi è anche un altro gruppo di Esseni, simile a quello precedente nella vita, negli usi e nelle leggi, ma diverso per la concezione del matrimonio. Ritengono infatti che chi non si sposa è come se amputasse la parte principale della vita, la sua propagazione, e anzi osservano che se tutti la pensassero a quel modo la stirpe umana ben presto si estinguerebbe.
Libro II:161
Pertanto essi sottopongono le spose a un periodo di prova di tre anni, e le sposano solo dopo che quelle hanno dato prova di fecondità in tre periodi di purificazione. Con le gravide non hanno rapporti, dimostrando cos� che si sono sposati non per il piacere ma per avere figli. Quando prendono il bagno, le donne sono coperte di una veste, gli uomini hanno una fascia. Tali sono gli usi di questo gruppo.
Libro II:162 - 8, 14
Delle altre due sette prima nominate una è quella dei Farisei; essi godono fama d'interpretare esattamente le leggi, costituiscono la setta più importante, e attribuiscono ogni cosa al destino e a Dio;
Libro II:163
ritengono che l'agire bene o male dipende in massima parte dagli uomini, ma che in ogni cosa ha parte anche il destino; che l'anima è immortale, ma soltanto quella dei buoni passa in un altro corpo, mentre quelle dei malvagi sono punite con un castigo senza fine.
Libro II:164
I Sadducei, invece, che compongono l'altra setta, negano completamente il destino ed escludono che Dio possa fare qualche cosa di male o solo vederla;
Libro II:165
affermano che è in potere degli uomini la scelta tra il bene e il male, e che secondo il suo volere ciascuno si dirige verso l'uno o verso l'altro. Negano la sopravvivenza dell'anima, nonchè le pene dell'Ade e i premi.
Libro II:166
I Farisei sono legati da scambievole amore e perseguono la concordia entro la comunit�; i Sadducei sono invece, anche tra loro, piuttosto aspri e nei rapporti con i loro simili sono rudi al pari che con gli altri. Questo avevo da dire sulle sette filosofiche dei giudei.

Tratto dal testo "Antichità Giudaiche" di Giuseppe Flavio

Le quattro scuole

Libro XVIII:11 - 2
Dai tempi pi� remoti i Giudei hanno tre filosofie che fanno parte delle loro tradizioni; quella degli Esseni, quella dei Sadducei e in terzo luogo quella detta dei Farisei. Certo, di esse ho parlato nel secondo libro della Guerra Giudaica, ciononostante anche qui ne farà una breve menzione.
Libro XVIII:12 - 3
I Farisei rendono semplice il loro modo di vivere non facendo alcuna concessione alla mollezza. Seguono quanto la loro dottrina ha scelto e trasmesso come buono, dando la massima importanza a quegli ordinamenti che considerano adatti e dettati per loro. Hanno rispetto e deferenza per i loro anziani, e non ardiscono contraddire le loro proposte.
Libro XVIII:13
Ritengono che ogni cosa sia governata dal Destino, ma non vietano alla volontà umana di fare quanto è in suo potere, essendo piaciuto a Dio che si realizzasse una fusione: che il volere dell'uomo, con la sua virtù e il suo vizio, fosse ammesso nella camera di consiglio del Destino.
Libro XVIII:14
Credono alla immortalità delle anime, e che sotto terra vi siano ricompense e punizioni per coloro che seguirono la virtù o il vizio: eterno castigo è la sorte delle anime cattive, mentre le anime buone ricevono un facile transito a una nuova vita.
Libro XVIII:15
Per questi (insegnamenti) hanno un reale ed estremamente autorevole influsso presso il popolo; e tutte le preghiere e i sacri riti del culto divino sono eseguiti conforme alle loro disposizioni. La pratica dei loro altissimi ideali sia nel modo di vivere sia nei ragionamenti, è l'eminente tributo che gli abitanti delle citt� pagano all'eccellenza dei Farisei.
Libro XVIII:16 - 4
I Sadducei ritengono che le anime periscano come i corpi. Non hanno alcun'altra osservanza all'infuori delle leggi; giudicano, infatti, un esercizio virtuoso discutere con i maestri sul sentiero dottrinale che essi seguono. Pochi sono gli uomini ai quali è stata fatta conoscere questa dottrina; e tuttavia costoro appartengono alla classe più alta.
Libro XVIII:17
Essi non compiono praticamente nulla (di loro autorità), poichè allorchè assumono un ufficio, involontariamente e per forza, lo sottopongono, loro malgrado, a quanto dicono i Farisei; perchè in altra maniera non sarebbero tollerati (dal popolo).
Libro XVIII:18 - 5
La dottrina degli Esseni è di lasciare ogni cosa nelle mani di Dio. Considerano l'anima immortale e credono di dovere lottare soprattutto per avvicinarsi alla giustizia.
Libro XVIII:19
Mandano offerte al tempio, ma compiono i loro sacrifici seguendo un rituale di purificazione diverso. Per questo motivo sono allontanati dai recinti del tempio frequentati da tutto il popolo e compiono i loro sacrifici da soli. Per il resto, sono uomini eccellenti che si dedicano unicamente all'agricoltura.
Libro XVIII:20
Sono ammirati da tutti per quella loro giustizia che mai fu trovata tra i Greci o tra i Barbari, neppure per breve tempo, mentre per loro è una pratica costante e mai interrotta, avendola adottata da tempi antichi. Perciè mantengono i loro averi in comune sia chi è ricco più degli altri, sia colui che non possiede nulla. Le persone che praticano questo genere di vita sono più di quattromila.
Libro XVIII:21
Costoro nè introducono mogli nella comunità, nè tengono schiavi, poichè ritengono che la pratica di quest'ultima abitudine favorisca l'ingiustizia e ritengono che la prima sia fonte di discordia. Essi invece vivono da soli e svolgono scambievolmente i servizi l'uno dell'altro.
Libro XVIII:22
Alzando le mani eleggono uomini onesti che ricevano le loro rendite e i prodotti della terra, e i sacerdoti per preparare pane e altro cibo. Il loro genere di vita non è diverso da quello dei cosiddetti Ctisti tra i Daci, ma chiuso il più possibile.
Libro XVIII:23 - 6
Giuda il Galileo si pose come guida di una quarta filosofia. Questa scuola concorda con tutte le opinioni dei Farisei eccetto nel fatto che costoro hanno un ardentissimo amore per la libertà, convinti come sono che solo Dio è loro guida e padrone. Ad essi poco importa affrontare forme di morte non comuni, permettere che la vendetta si scagli contro parenti e amici, purchè possano evitare di chiamare un uomo "padrone".
Libro XVIII:24
Ma la maggioranza del popolo ha visto la tenacia della loro risoluzione in tali circostanze, che posso procedere oltre la narrazione. Perchè non ho timore che qualsiasi cosa riferisca a loro riguardo sia considerata incredibile. Il pericolo, anzi, sta piuttosto nel fatto che la mia esposizione possa minimizzare l'indifferenza con la quale accettano la lacerante sofferenza delle pene.
Libro XVIII:25
Questa frenesia iniziò ad affliggere la nazione dopo che il governatore Gessio Floro con le sue smisurate prepotenze e illegalità provoc� una disperata ribellione contro i Romani. Tale è il numero delle scuole filosofiche tra i Giudei.

Tratto dal testo "Antichità Giudaiche" di Giuseppe Flavio

Le tre correnti di pensiero dei Giudei

Libro XIII:171 - 9.
Ora in questo periodo vi erano tra i Giudei tre correnti di pensiero che tenevano opinioni diverse riguardo alle cose umane. La prima corrente è detta dei Farisei, l'altra dei Sadducei, la terza degli Esseni.
Libro XIII:172
I Farisei dicono che certi eventi sono opera del destino, ma non tutti; mentre altri eventi, se avvengono o meno, dipendono da noi. La corrente degli Esseni, invece, sostiene che il destino è signore di tutto quanto avviene, e che nulla accade agli uomini senza che sia conforme al suo decreto.
Libro XIII:173
I Sadducei prescindono dal destino, sostenendo che esso non esiste e che le azioni umane non si realizzano in base al decreto, ma che tutte le cose sono in potere nostro, di modo che noi stessi siamo responsabili del nostro bene, e noi subiamo la sfortuna a motivo della nostra irriflessione. Di questa materia ho dato un'analisi più dettagliata nel libro secondo della Guerra Giudaica.
Libro XIII:296
e Gionata infiammò così tanto la sua collera e lo lavorò così abilmente da farlo passare al partito dei Sadducei e abbandonare i Farisei, abolire le norme da essi prescritte al popolo e castigare quanti le avessero osservate. Da qui, di certo, crebbe l'odio delle masse contro di lui e i suoi figli.
Libro XIII:297
Ma di ciò parleremo appresso. Per ora voglio solo rilevare che i Farisei avevano passato al popolo certe norme trasmesse dalle precedenti generazioni e non scritte nelle leggi di Mosè, per tale motivo sono respinte dal gruppo dei Sadducei i quali sostengono si debbano considerare valide solo le norme scritte (nelle Scritture) e quelle trasmesse dalle generazioni precedenti non sono da osservare.
Libro XIII:298
Su questa materia nacquero controversie e differenze profonde tra i due partiti: i Sadducei si curavano soltanto dei ricchi e non avevano seguito tra le masse, mentre i Farisei avevano il sostegno delle masse. Ma su queste due scuole e sugli Esseni è stato dato un esposto dettagliato nel secondo libro della mia Giudaica.

La capacità degli Esseni di predirre il futuro

Tratto dal testo "Antichità Giudaiche" di Giuseppe Flavio

Libro XIII:311
A tale proposito può stupire la storia di un certo Giuda di stirpe Esseno, del quale non si sapeva che avesse mai pronunziato una profezia falsa. Questi alla vista di Antigono che entrava nel tempio esclamò, tra i suoi conoscenti e amici che si trovavano con lui per essere istruiti sulla predizione del futuro,
Libro XIII:312
che per lui sarebbe stato meglio morire come uno che aveva pronunziato il falso, avendo visto Antigono ancora vivo, sebbene lui avesse predetto che sarebbe morto in quello stesso giorno nel luogo detto Torre di Stratone, e ora, vedendolo vivo - il luogo ove aveva predetto che Antigono sarebbe stato assassinato distava circa seicento stadi dal posto ove si trovava - siccome era ormai passata la maggior parte della giornata, la sua profezia correva il pericolo di essere falsa;
Libro XIII:313
ma mentre egli se ne doleva e lamentava, gli venne la notizia che Antigono era stato ucciso nel passo sotterraneo, detto anche Torre di Stratone, dallo stesso nome di Cesarea sulla riva sinistra del mare. Fu dunque questo fatto che aveva confuso il profeta.

Tratto dal testo "Guerra Giudaica" di Giuseppe Flavio

Libro II:112
Dicono che prima di essere convocato da Cesare egli fece questo sogno: gli parve di vedere nove spighe, piene e grosse, che erano divorate da buoi. Mandati a chiamare gli indovini e alcuni Caldei, chiese loro che cosa ritenessero che il sogno significasse.
Libro II:113
Le interpretazioni furono diverse, ma un certo Simone, un Esseno di stirpe, disse che le spighe rappresentavano gli anni e i buoi un capovolgimento della situazione, perchè quando arano rivoltano la terra; sicchè egli avrebbe regnato un numero d'anni pari a quello delle spighe e sarebbe morto dopo aver assistito a un grande cambiamento della sua condizione. Cinque giorni dopo aver udito queste cose, Archelao fu convocato per esser giudicato.

Gli Esseni ed Erode

Tratto dal testo "Antichità Giudaica" di Giuseppe Flavio

Libro XV:367
Si diceva che neppure lui (Erode) fosse assente da questa pratica, ma spesso, di notte, indossava abiti da privato cittadino e si mescolava alla folla per farsi un'idea dei sentimenti che essi nutrivano a proposito del suo governo.
Libro XV:368
Quelli che più ostinatamente si rifiutavano di accordarsi alle sue nuove abitudini, venivano perseguitati in ogni maniera. Al resto della folla chiedeva sottomissione con giuramento di lealtà, obbligando a compiere una dichiarazione giurata di mantenere un'attitudine amichevole verso il suo governo.
Libro XV:369
La maggioranza si sottomise, per compiacenza o per timore, alla sua richiesta ma quelli che mostravano un po' di coraggio e male sopportavano tale violenza, li eliminò con ogni mezzo.
Libro XV:370
Cercò pure di persuadere il fariseo Pollione e Samaia e la maggior parte dei loro discepoli a fare il giuramento, ma essi non acconsentirono, e tuttavia, in considerazione del rispetto verso Pollione, non furono puniti come lo erano gli altri che rifiutarono.
Libro XV:371
E quelli che da noi sono detti Esseni erano esentati da questo obbligo. Si tratta di un gruppo che segue un genere di vita che ai Greci fu insegnato da Pitagora. Di costoro parlerò più chiaramente altrove.
Libro XV:372
E' bene tuttavia esporre il motivo per cui (Erode) teneva in onore gli Esseni e aveva di loro una considerazione più alta della (semplice) natura mortale; poichè tale discorso non è fuori luogo in un'opera di storia, dato che illustrerò allo stesso tempo qual era la (generale stima (che vi era) su costoro.
Libro XV:373 - 5.
Vi era un Esseno di nome Manaem che per testimonianza di tutti conduceva una vita di grande virtù ed era dotato da Dio della previsione delle cose future. Incontratosi con Erode, ancora fanciullo, che andava dal suo maestro, lo salutò "re dei Giudei".
Libro XV:374
Egli, pensando che non lo conoscesse o che si facesse gioco di lui, gli ricordò quello che era; cioè solo un privato cittadino. E Manaem sorrise gentilmente e gli diede una pacca sulle spalle, dicendo: 'Eppure tu regnerai e il tuo dominio sarà felice poichè sei stato giudicato degno da Dio. E ricordati delle carezze di Manaem, di modo che anch'esse siano per te un segno di quanto possa mutare la fortuna.
Libro XV:375
Ottimo, infatti, è questo discorso, se amerai la giustizia e la pietà verso Dio e la moderazione verso i cittadini. Ma io so che tu non sarai così poichè conosco tutta la situazione.
Libro XV:376
Ora tu sarai scelto per una fortuna così felice che non ebbe nessun altro, e avrai una gloria eterna, ma al termine della tua vita, tu dimenticherai la pietà e la giustizia; questo però non può sfuggire a Dio e al termine della tua vita la Sua collera attesterà che Egli si ricorda di queste cose'.
Libro XV:377
Sul momento Erode prestò molto poca attenzione a queste parole, perchè era sprovvisto di questo genere di speranze; ma a mano che avanzava nella regalità e nella buona fortuna, e quando giunse al massimo del suo potere, mandò a chiamare Manaem e lo interrogò quanto ancora sarebbe durato il suo regno.
Libro XV:378
Manaem non rispose nulla. Di fronte al silenzio, domandò se avesse ancora dieci anni di regno; l'altro rispose che ne aveva venti e forse trenta, ma non fissò un limite al tempo stabilito. Erode tuttavia restò soddisfatto da questa risposta, e con cortesia congedò Manaem. Da quel tempo seguitò a mantenere gli Esseni in grande onore.
Libro XV:379
Mi è parso che fosse a proposito riferire queste cose ai lettori, per quanto possano apparire incredibili, e rivelare ciò che ebbe luogo tra di noi poichè molte di queste persone sono favorite dalla conoscenza di cose divine a motivo della loro virtù