Bartolomeo

Vangelo Arabo dell’Infanzia

Un futuro apostolo

[1] Un’altra donna del luogo aveva due figli gemelli. Caduti tutti e due ammalati, l’uno morì e l’altro stava agonizzando. La madre allora lo prese e, piangendo, lo portò alla signora padrona Maria, dicendo: “Mia signora, aiutami e soccorrimi. Ho avuto due figli: uno l’ho sepolto proprio ora e l’altro è in procinto di morire. Vedi come sta supplicando e pregando Dio”. Prese poi a dire: “O Signore, tu sei clemente, misericordioso e pio. Mi hai dato due figli: uno me l’hai preso, fammi dono almeno dell’altro”.
[2] La padrona Maria, vedendo l’amarezza del suo pianto, ne ebbe misericordia. “Metti tuo figlio sul letto di mio figlio , le disse , e ricoprilo con le sue vesti”. Dopo che l’ebbe posto sul letto ove giaceva Cristo, era ormai morto alla vita e aveva chiuso gli occhi. Ma subito quel fanciullo fu colpito dal profumo delle vesti del signore Gesù Cristo, aprì gli occhi e, chiamando a gran voce la madre, le chiese la poppa; ricevutala, incominciò a succhiarla.
Sua madre allora disse: “Signora Maria, ora riconosco che risiede in te la potenza, tanto che tuo figlio guarisce gli uomini, partecipi della sua natura, al solo contatto con i suoi indumenti”.
Questo fanciullo guarito è quello che nel Vangelo è detto Bartolomeo.

Memorie Apostoliche di Abdia

LIBRO VIII – Gesta compiute in India dall’apostolo Bartolomeo

[1] Dagli storiografi risulta che le Indie sono tre. La prima è l’India che è rivolta verso l’Etiopia; la seconda si estende verso i Medi; la terza è il termine dell’Asia. Infatti nella parte occidentale si estende la regione delle tenebre; nella parte opposta c’è l’oceano.

Intanto l’apostolo Bartolomeo, giungendo in India, entrò nel tempio dell’India, nel quale c’era la statua di Astarot, e a guisa di pellegrino prese a dimorarvi. In questa statua c’era un demonio, che dicevasi capace di curare i fiacchi e di ridar la vista ai ciechi che egli stesso aveva accecato. Quegli uomini erano, infatti, senza il vero Dio, ed ingannati da un falso dio. Costui inganna nel seguente modo coloro che non hanno il vero Dio: infligge loro dolori, infermità, menomazioni e pericoli; dà responsi affinché gli si sacrifichi; allorché abbandona quelli dei quali s’era impossessato, tutti li pensano sanati da lui. Evidentemente agli stolti può sembrare che egli guarisca, mentre ripara al male non sanandolo, ma cessando dalla sua azione menomatrice: mentre cessa di recar impedimento, si crede che abbia curato.

Allorché san Bartolomeo permaneva colà, Astarot non poteva dare alcun responso, né riparare al male di coloro ai quali l’aveva arrecato: il tempio s’era riempito di malati; a quelli che ogni giorno sacrificavano, Astarot non poteva dare alcun responso; i malati condotti da regioni lontane visto che né sacrificando né dilacerandosi, secondo il loro solito, facevan progressi, si portavano in un’altra città, dov’era venerato un altro demonio di nome Beiret. E sacrificando costì domandarono per qual motivo il loro dio Astarot non era più capace di dar responsi. Beiret rispose: “Il motivo è che il vostro dio è tenuto prigioniero e relegato così da non osare fiatare, né parlare dal momento in cui è entrato colà Bartolomeo”. Gli domandarono: “Ma chi è questo Bartolomeo?”. Rispose il demone: “E’ l’amico di Dio onnipotente venuto in questa provincia, per togliere di mezzo gli dèi venerati dagli Indi”. E quelli a lui: “Dicci le sue caratteristiche, al fine di poterlo trovare, giacché tra tante migliaia di persone è per noi difficile riconoscerlo”.

[2] Rispose il demone e disse: “Il suo capo ha capelli neri e crespi. La sua carne è bianca, gli occhi grandi, le narici regolari e diritte, le orecchie coperte dai capelli del capo, la barba è fluente con pochi capelli bianchi; di statura è normale, né piccola né grande. Indossa una tonaca bianca, rigata di porpora; è coperto da un mantello bianco avente una gemma purpurea ad ogni punta dei quattro angoli. Son ormai passati ventisei anni dacché i suoi abiti non si sporcano! Anche i suoi sandali, dalle larghe cinghie, per venticinque anni non sono ancora invecchiati Cento volte al giorno e cento volte alla notte prega ginocchioni Dio.
La sua voce è forte come quella di una tromba.

Con lui camminano gli angeli di Dio, i quali fanno sì che egli non si affatichi, né abbia fame: ha sempre lo stesso aspetto e lo stesso animo, ad ogni momento egli è ilare e giocondo. Prevede tutto, sa tutto, parla ed intende ogni lingua degli uomini. Così è colui sul quale voi m’interrogate, su di lui vi do il responso, che egli già conosce. Gli angeli di Dio gli prestano servizio ed essi stessi gli annunciano tutto. E allorché comincerete a presentargli domande, se vuole vi si mostrerà, e se non vuole non potrete vederlo. Vi esorto poi, allorquando lo troverete, di chiedergli che non venga qui, o che gli angeli che sono con lui non mi facciano quel che hanno fatto al mio collega Astarot”.

[3] Quelli allora ritornarono e presero a girare per tutti gli ospizi dei pellegrini a esaminare il volto e gli abiti di ognuno, ma per due giorni non lo trovarono. Avvenne intanto che un tale invaso dal demonio si mise a gridare: “Apostolo Bartolomeo, le tue preghiere mi bruciano”. E l’apostolo a lui: “Taci, disse, ed esci da lui”. E subito fu liberato quell’uomo che per molti anni era stato fiaccato dal demonio.
Polimio, re di quella provincia, che aveva una figlia lunatica, seppe del caso dell’indemoniato e della sua liberazione, e mandò alcuni i quali lo pregarono dicendo: “La mia figlia versa in cattive condizioni; come hai liberato Pseustio, che ha sofferto per molti anni, così, ti prego, sana mia figlia”.

L’apostolo allora levatosi, si diresse dal re ed entrò presso la figlia; appena la vide essa appariva come stretta da catene, onde cercava di afferrare tutto e tutti con morsi, squartava e uccideva quelli che riusciva a trattenere, tanto che nessuno osava avvicinarsi ad essa; per prima cosa l’apostolo comandò che fosse sciolta dalle catene; e poiché i servi non avevano il coraggio di stendere le mani, l’apostolo disse: “Ormai io tengo avvinto il nemico, che era in essa, e voi ancora ne avete paura?

Orsù, andate a scioglierla, alzatela e rifocillatela, e domani mattina conducetela a me”. Essi andarono, fecero come aveva loro ordinato l’apostolo, e il demone in seguito non la travagliò più in alcun modo. Appena il re seppe la cosa caricò cammelli di oro e di argento, di gemme e di vestiti, e prese a chiedere dell’apostolo, ma non lo trovò più; e così tutto fu riportato al palazzo del re.

[4] Avvenne poi che, passata la notte, e mentre stava cominciando l’aurora del nuovo giorno, a porte chiuse, apparve al re l’apostolo nella sua stessa camera dicendo: “Perché mi hai ricercato tutto il giorno, con oro, argento, gemme e vestiti? Questi doni sono necessari a quelli che cercano le cose terrene; io invece non desidero niente di terreno o di carnale. Voglio perciò che tu sappia che il Figlio di Dio si degnò nascere dall’utero di una vergine come uomo, così che un uomo nato dalla vulva di una vergine tra gli stessi segreti di una vergine avesse con sè quel Dio il quale fece il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che esso contiene. Nato come uomo, costui, con il parto di una vergine, cominciò ad avere l’inizio della vita come uomo, lui il cui inizio è prima di tutti i secoli da Dio Padre.

Fu da sempre senza inizio, e diede origine a tutte le creature sia visibili che invisibili. Questa vergine poi, non desiderando assolutamente alcun uomo, fece per prima al Dio onnipotente il voto di osservare la verginità. Dissi “per prima” perché da quando l’uomo è stato fatto, all’inizio dei secoli, nessuna mai formulò tale voto a Dio; ella quindi fu la prima donna che stabilì questo in cuor suo dicendo: “Signore, ti offro la mia verginità”. Non aveva imparato ciò da nessuno né era stata sollecitata all’imitazione da un esempio; aveva stabilito di restare vergine in modo speciale per amore di Dio.

A lei, ritiratasi nella sua celletta, apparve l’angelo Gabriele, risplendente come sole; ed a lei spaventata da tale visione, l’angelo disse: “Non temere Maria, perché tu concepirai”. Ella, tranquillizzatasi, domandò con calma: “Come avverrà ciò, senza che io conosca uomo?”. E l’angelo a lei: “Per questo lo Spirito santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. Quindi il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”.

Questi, dopo la sua nascita, accettò di essere tentato dal diavolo, da colui che aveva vinto il primo uomo convincendolo a prendere dall’albero proibito da Dio il frutto e mangiarne; permise dunque a quello di avvicinarglisi; e come aveva detto ad Adamo, cioè al primo uomo, tramite la di lui moglie “mangia” e quegli mangiò, onde fu scacciato dal Paradiso nell’esilio di questo mondo ove diede origine a tutto il genere umano, così disse a lui: “Ordina a queste pietre che diventino pane, e mangiane affinché non soffra la fame”. A lui rispose Cristo: “Non solo di pane vive l’uomo, ma di ogni parola di Dio”. Questo demonio dunque, che aveva avuto il sopravvento su di un uomo col farlo mangiare, perse questa sua vittoria ad opera di un uomo che faceva digiuno ed era temperante. Era giusto che colui il quale aveva vinto il figlio della vergine fosse vinto dal Figlio della Vergine”.

[5] Allora il re Polimio gli domandò: “E come fu la prima ad essere vergine quella da cui è nato l’uomo Dio?”. L’apostolo rispose: “Rendo grazie a Dio, perché ascolti con diligenza; dicendo “primo uomo” ho voluto indicare Adamo, fatto dalla terra; quella terra, dalla quale egli era stato fatto, era vergine, perché non era stata contaminata da sangue umano, né era stata tratta dal sepolcro di un morto. Era evidente, come dissi, che colui il quale aveva vinto il figlio della vergine fosse vinto dal Figlio della Vergine.

E perciò, come uno che esce vincitore dalla lotta contro un tiranno manda i suoi soci in ogni terra di questo tiranno, affinché innalzino le insegne trionfali del loro re vittorioso, così quest’uomo vittorioso, Cristo Gesù, mandò noi in tutte le province, affinché togliamo di mezzo i satelliti del diavolo, che occupano insistentemente i templi e sottraiamo al potere di colui che è stato vinto gli uomini che li venerano. Per questo non accettiamo argento ed oro, anzi li disprezziamo, così come anche lui li ha disprezzati. Desideriamo essere ricchi là dove regna unicamente il suo dominio, là dove non c’è languore né malattia né tristezza né morte; bensì felicità perpetua e beatitudine perenne, gaudio senza fine, e le delizie durano in eterno. Per questo, entrato nel vostro tempio, io tengo prigioniero il demone che dall’idolo pronunciava responsi, con l’aiuto degli angeli di colui che mi mandò. Per la qual cosa se sarai battezzato e concederai di essere illuminato, ti farò vedere e conoscere quanto sia il male che ti schivi.

Ascolta con quale artificio il demone cura tutti quelli che giacciono nel tempio malati, ingannandoli: siccome il diavolo vinse il primo uomo, come più volte ho detto, in forza di quella stessa pessima vittoria esercita il suo potere in alcuni, a quanto pare, in grado maggiore, ed in grado minore in altri, in quelli cioè che peccano di meno. Egli stesso, il diavolo, fa ammalare gli uomini con i suoi artifizi e persuade costoro a credere agli idoli.

E appena ha potere sulle loro anime, cessa dall’infierire su di essi solo quando dicono ad una pietra o ad un metallo: “Tu sei il mio dio”. Ma poiché il demone che si nascondeva nella statua è tenuto da me prigioniero, egli non può dare alcun responso a quelli che gli sacrificano e lo adorano. E se vuoi provare che è proprio così, gli comanderò di entrare nella sua statua e farò sì che egli stesso confessi proprio questo, che cioè è prigioniero e che non può più rilasciare responsi”. Gli dice il re: “Domani, all’ora prima, i sommi sacerdoti si troveranno pronti a sacrificargli, ed io verrò subito dopo di loro, per assistere a questo avvenimento mirabile”.

[6] Il giorno seguente, all’ora prima del giorno, il demone prese a gridare verso i sacrificanti: “Cessate, o miseri, dal sacrificarmi, affinché non abbiate a soffrire patimenti peggiori dei miei; io sono tenuto prigioniero con catene di fuoco dagli angeli di Gesù Cristo, che fu crocifisso dagli Ebrei, nella convinzione che egli potesse essere tenuto prigioniero della morte; egli invece rese prigioniera la stessa morte, nostra regina; egli legò con vincoli di fuoco lo stesso nostro principe, lo sposo della morte; al terzo giorno il vincitore della morte e del diavolo risuscitò e diede il contrassegno della sua croce ai suoi discepoli che mandò in tutte le parti dell’orbe; tra questi qui ve n’è uno che tiene me prigioniero.

Io poi chiedo che voi lo preghiate per me, affinché mi lasci andare in un altra provincia”.

> Udito ciò, Bartolomeo disse: “Confessa, immondissimo, chi ha danneggiato tutti costoro che qui soffrono malattie di ogni genere”. Rispose il demone: “Il nostro principe, il diavolo, che ora è stato legato, è colui che ci manda presso gli uomini, affinché dapprima ne danneggiamo il corpo, dal momento che non possiamo dominare le anime degli uomini, se non dopo che ci hanno sacrificato. Allorché ci hanno offerto sacrifici per la salute del loro corpo, cessiamo dall’affliggerli, avendo ormai cominciato a possederne le anime. E’ così dunque che, cessando dal danneggiarli, sembriamo curarli, e siamo venerati come dèi: certo siamo demoni, satelliti di colui che Gesù crocifisso, Figlio della Vergine, ha reso prigioniero. Dal giorno in cui l’apostolo Bartolomeo giunse qui, io sono consumato, avvinto da catene ardenti, e parlo perché egli così ha comandato! Altrimenti, alla sua presenza, non avrebbe osato parlare, in verità, neppure lo stesso nostro principe”. Allora l’apostolo, rivolto al demone, disse: “Perché non salvi tutti quelli che vennero da te?”.

Rispose il demone: “Se noi danneggiamo i corpi, senza però aver potuto danneggiare le anime, i corpi rimangono danneggiati”. L’apostolo allora, rivolto alla moltitudine: “Ecco il dio che veneravate, ecco colui che voi credevate potesse curarvi. Ascoltate ora da me il vero Dio, vostro creatore che sta nei cieli. Non credete a pietre inerti. Ma se volete che io preghi per voi e che tutti costoro ritornino ad essere sani, buttate giù quest’idolo ed infrangetelo. E allorché avrete fatto così, dedicherò questo tempio al nome di Cristo e consacrerò voi tutti col Battesimo in questo tempio di Cristo”. Allora per ordine del re tutti quanti presero funi e carrucole ma non potevano abbattere l’idolo. L’apostolo perciò disse loro: “Scioglietene i vincoli”. Sciolte tutte le funi, disse al demone che era in esso: “Se non vuoi che ti faccia precipitare in un abisso, esci da questa statua, infrangila e poi vattene nel deserto dove non c’è né uccello che vola, né aratore che ara, né mai risuonò la voce dell’uomo”. E quello subito uscendo demolì ogni genere di idoli; fece a pezzi non solo il grande idolo, ma anche le insegne ornamentali e distrusse ogni pittura

[7] Allora tutta la gente, a una voce, prese a gridare “Uno è il Dio onnipotente, quello che il suo apostolo Bartolomeo predica”. Ciò fatto, l’apostolo, innalzando le mani al cielo, disse: “Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, che hai mandato l’unigenito Figlio tuo, Dio nostro e Signore nostro, affinché ci redimesse con il suo sangue e ci facesse figli tuoi. Tu che sei riconosciuto come vero Dio, che sei sempre lo stesso e permani immutabile: unico Dio, Padre, non generato, e unico Figlio suo, l’unigenito Signore nostro Gesù Cristo, e un solo Spirito santo, luce e maestro delle nostre anime, che ci ha conferito il potere di dare la salute agli infermi, la vista ai ciechi, di mondare i lebbrosi, di rendere liberi i paralitici, di fugare i demoni, di risuscitare i morti. Ci disse anche: “In verità vi dico che qualunque cosa chiederete al Padre mio in mio nome egli ve la darà”.

Chiedo quindi, nel suo nome, che tutta questa moltitudine sia salva, che sappiano tutti che tu sei unico Dio in cielo, in terra ed in mare, che ridai la salvezza per lo stesso Signore nostro Gesù Cristo per mezzo del quale a te, Signore e Padre, è onore e gloria in unità con lo Spirito santo per tutti i secoli dei secoli”.
Avendo tutti risposto: “Così sia!”, apparve un angelo del Signore, risplendente come il sole, avente le ali. E volando ai quattro angoli del tempio, scolpì col suo dito sui blocchi quadrati un segno di croce dicendo: “Questo dice il Signore che mi ha mandato: “Come voi tutti siete mondati dalla vostra infermità, così io ho purificato questo tempio da ogni sozzura e da chi vi abitava, al quale l’apostolo di Dio ha ordinato di andare in luogo deserto e lontano dagli uomini”. Inoltre il Signore, alla cui vista non dovete spaventarvi, mi ordinò di insegnarvi a fare quel segno che prima io ho tracciato su queste pietre; anche voi fate, col vostro dito, lo stesso segno sulla vostra fronte, e fuggiranno lontano da voi tutti i mali”.

L’angelo del Signore mostrò poi loro un egiziano gigante; più nero della fuliggine, dalla faccia affilata e una lunga barba, capelli lunghi fino ai piedi, e occhi di fuoco come ferro incandescente, dalla bocca sprigionava scintille e dalle narici uscivano fiamme sulfuree; aveva ali spinose come un istrice, e le mani legate dietro le spalle, stretto con catene di fuoco. L’angelo del Signore gli disse: “Poiché hai ascoltato la voce dell’apostolo, e mondato questo tempio da ogni genere di sozzura, secondo la promessa dell’apostolo, ti libererò perché te ne vada là dove non c’è e non ci può essere consorzio umano; ivi resterai fino al giorno del giudizio”. Dopo che fu sciolto, emise un ululato spaventoso, se ne volò via e non fu mai più visto. Sotto lo sguardo di tutti se ne volò via in cielo anche l’angelo del Signore.

[8] Il re allora, con la moglie ed i figli, tutto l’esercito, tutto il popolo che era stato salvato, e anche quello delle vicine città che appartenevano al suo regno, credette e fu battezzato; deposte la corona e la porpora, prese a seguire l’apostolo. Frattanto i sommi sacerdoti di tutti i templi si riunirono presso il re Astiage, suo fratello maggiore, e gli dissero: “Tuo fratello si è fatto discepolo di un mago che usurpa per sè i nostri templi e distrugge i nostri dèi”.

Mentre essi, tra le lagrime, riferivano queste cose, il re Astiage indignato, mandò mille uomini armati con i sommi sacerdoti, perché, appena trovato l’apostolo, glielo conducessero prigioniero.

Eseguito ciò, Astiage gli domandò: “Sicché sei tu che hai pervertito mio fratello?”. E l’apostolo a lui: “Io non l’ho pervertito – disse – ma l’ho convertito”. Gli domandò di nuovo il re: “Tu sei colui che ha fatto distruggere i nostri dèi?”. Rispose l’apostolo: “Ai demoni che erano in essi, io ho dato il potere di abbattere gli idoli nei quali dimoravano, affinché tutti gli uomini, abbandonato l’errore, credessero nel Dio onnipotente che sta nei cieli”. E il re a lui: “Come sei riuscito a far sì che mio fratello lasciasse il suo dio e credesse al tuo Dio, così io riuscirò a far sì che tu abbandoni il tuo Dio e creda al mio e a lui sacrifichi”.

Gli disse l’apostolo: “Il dio che tuo fratello adorava io l’ho mostrato legato e prigioniero, e ho fatto sì che egli stesso distruggesse la sua propria statua. Se tu sarai capace di fare ciò al mio Dio potrai obbligarmi a sacrificargli; se invece non riuscirai a far nulla al mio Dio, io demolirò tutti i tuoi dèi e tu crederai al mio Dio”.

[9] Mentre così parlava fu annunciato al re che il suo dio Vualdath era caduto e s’era ridotto in pezzi. Il re, indignato, si strappò la veste di porpora che aveva addosso, e fece colpire con bastoni il beato Bartolomeo; comandò poi che fosse decollato. Frattanto la gente, che per opera sua aveva creduto, unitamente al re Polimio, udito l’accaduto, venne da dodici città e portò via con inni e con ogni onore il di lui corpo.

Nel trentesimo giorno della sua deposizione, il re Astiage fu colto da un demonio e venne al tempio; così fu pure dei sommi sacerdoti pieni di demoni; quivi soffrirono e confessando l’apostolato di Bartolomeo morirono: ne seguì timore e paura per tutti gli increduli. Poi tutti credettero e furono battezzati dai presbiteri ordinati dall’apostolo Bartolomeo Infine, per rivelazione e con la acclamazione di tutto il popolo, l’apostolo ordinò vescovo lo stesso re Polimio; egli da allora, in nome dell’apostolo prese a compiere molti segni e tenne l’episcopato per vent’anni. Alla fine, compiuto tutto, dopo avere ben disposto e stabilito ogni cosa se ne andò al Signore: al quale sia onore e gloria nei secoli dei secoli. Così sia.

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