I Vangeli sono i testi che raccontano la vita, la predicazione e gli insegnamenti di Gesù.
Vangelo è una parola che deriva dal greco euangelion, diventata poi di uso Italiano
tramite il latino Evangelium che significa "lieto annuncio", "buona notizia".
Le chiese cristiane riconoscono come parte integrante della Bibbia e precisamente del Nuovo Testamento quattro
Vangeli :
I vangeli che non sono ritenuti Canonici e quindi ufficiali sono detti Vangeli Apocrifi.
I Vangeli di Matteo, Marco e Luca vengono comunemente definiti "Sinottici" (dal greco Syn-opsis = "una sola vista") in
quanto sono talmente simili tra loro, quasi si fossero copiati l'uno all'altro o avessero attinto da una fonte comune.
E' un fatto che tutti gli episodi riportati nel Vangelo di Marco sono descritti, anche, nei Vangeli di Luca e Matteo.
Se prendiamo i 661 versi del Vangelo di Marco, ne troviamo 600 in Matteo e 350 in Luca.
Ciò fa ritenere che il Vangelo di Marco sia stato scritto prima degli altri due testi e sia per questo più antico.
I Vangeli di Luca e Matteo, quindi successivi, avrebbero di fatto attinto dal Vangelo di Marco e da un altra fonte (Fonte Q).
Ne è nata un ipotesi scientifica, la "Teoria delle due fonti", di cui non si può provare la veridicità non essendo stato
trovato nessun documento a conferma di ciò, secondo cui sarebbero circolate tra le prime comunità cristiane due distinte
fonti :
- il Vangelo di Marco come prima fonte
- la Fonte Q come seconda fonte.
La fonte Q sarebbe un documento oppure una fonte orale contenente Loghia e cioè frasi dette da Gesù.
In base a questa ipotesi scientifica, i Vangeli di Luca e Matteo sarebbero stati scritti combinando le due fonti.
I redattori dei due Vangeli avrebbero preso il materiale contenuto in entrambe le fonti, per poi mescolarlo,
arrangiarlo ed adeguarlo in base alla loro sensibilità e al loro intento.
A queste due fonti sarebbero state affiancate altre fonti di esclusiva conoscenza di uno o dell'altro evangelista,
fonti che rendono ragione del materiale specifico presente solo in Matteo o solo in Luca.
Secondo la tesi più comune i Vangeli Sinottici sembrano essere stati redatti tra il 70-80 D.C. mentre quello di Giovanni
leggermente più tardi, intorno al 90-120 D.C..
Questo perchè' si ritiene improbabile Gesù abbia potuto realmente predire la distruzione di Gerusalemme prima che fosse
successo, quindi, si pensa gli evangelisti abbiano inserito tali frasi solo a fatti accaduti.
Tra i Vangeli sinottici quello di Marco è quello ritenuto più antico dei quattro e quello di Giovanni l'ultimo.
Fino alla sua redazione i Vangeli venivano tramandati per via orale o tramite altri documenti scritti in Aramaico (Vangelo Ebreo o
Aramaico originale di Matteo).
Un altra interpretazione della "Scuola esegeta di Madrid" indica la probabilità che i testi evangelici giunti fino a noi
siano traduzioni di documenti originali scritti in lingua aramaica ed in possesso della prima comunità cristiana di
Gerusalemme.
Ciò potrebbe spiegare il ritrovamento nelle grotte di Qumran, nascondiglio della comunità essena di numerosi testi
religiosi, di un papiro (frammento 7Q5) datato tra il 50 A.C. e 50 D.C. e attribuito, seppure discutibilmente, a Marco.
Le varie contraddizioni presenti nei Vangeli sarebbero, quindi, errori dovuti alla difficoltà di traduzione di termini
in lingua greca dall'originale scritto in lingua Aramaica.
1. Il suddetto racconto di Clemente sia qui riportato per informazione ed utilità di quanti lo leggeranno. Indichiamo ora gli scritti indiscussi dell'apostolo Giovanni.
2. Innanzi tutto si deve riconoscere il suo Vangelo, approvato da tutte le Chiese della terra. A ragione è stato messo dagli antichi al quarto posto dopo gli altri tre, come è chiaro da ciò che segue.
3. Quegli uomini ispirati e veramente degni di Dio, intendo gli apostoli di Cristo, che sono vissuti in un'estrema purezza e hanno abbellito la loro anima con tutte le virtù erano però rozzi nel parlare. Pur fidando nella potenza divina e prodigiosa donata loro dal Salvatore, non sapevano né pretendevano esporre gli insegnamenti del Maestro con discorsi persuasivi ed artistici, ma con la sola prova dello Spirito divino che li assisteva e la potenza taumaturgica di Cristo che operava per mezzo loro annunciarono a tutta la terra la conoscenza del regno dei cieli, senza troppo preoccuparsi di scrivere in buona prosa.
4. E questo, perché si dedicavano ad un servizio ben più grande e sovrumano. Paolo, ad esempio, che era il più abile di tutti nella preparazione dei discorsi e il più acuto nei concetti, non lasciò per iscritto che brevissime lettere, pur avendo da dire un'infinità di cose ineffabili, poiché aveva sfiorato le meraviglie del terzo cielo ed era stato rapito fin su nel paradiso, dove gli fu concesso di udire parole ineffabili.
5. Della stessa esperienza non furono privi neppure gli altri compagni del Salvatore nostro: i dodici apostoli, i settanta discepoli e numerosissimi altri. Di tutti coloro che frequentarono il Signore, però, solamente Matteo e Giovanni ci hanno lasciato degli appunti, e anche questi si dice che li scrissero per necessità.
6. Matteo infatti, che predicò in un primo tempo agli Ebrei, quando dovette andare anche presso altri mise per iscritto nella madre lingua il suo Vangelo per i fedeli che lasciava, sostituendo così con la scrittura la sua presenza.
7. E mentre Marco e Luca avevano già pubblicato i loro Vangeli, Giovanni, si dice, continuava a svolgere una predicazione orale, e si decise infine a scrivere solo per la seguente ragione. Quando i testi dei tre primi Vangeli erano già diffusi fra tutti, lui compreso, raccontano che li approvò, confermando la loro veridicità: mancava, però, la narrazione di ciò che Cristo fece nei primi tempi e all'inizio della sua predicazione.
8. La constatazione è esatta. Si può infatti vedere che i tre evangelisti riferirono unicamente ciò che è stato compiuto dal Salvatore nell'arco di un solo anno, dopo la detenzione in carcere di Giovanni Battista, e proprio da questa testimonianza prende avvio la loro narrazione.
9. Dopo la notizia del digiuno di quaranta giorni e della successiva tentazione, infatti, Matteo precisa l'epoca del racconto, e dice: "Avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione", dalla Giudea "si ritirò in Galilea".
10. E ugualmente Marco: "Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea". Anche Luca, prima di iniziare a parlare delle azioni compiute da Gesù, fa un'osservazione simile, dicendo che Erode aggiunse anche questa alle malvagità commesse: "Rinchiuse Giovanni in prigione".
11. Perciò si narra che l'apostolo Giovanni fu pregato di documentare nel suo Vangelo il periodo taciuto dagli evangelisti precedenti e le opere compiute dal Salvatore in quel lasso di tempo (cioè, prima dell'arresto del Battista). Dichiara, infatti, proprio questo non solo quando dice: "Gesù fece questo suo primo miracolo", ma anche quando, nel riportare le azioni di Gesù, ricorda che il Battista stava ancora battezzando ad Enon, vicino a Salem; ed è ancora più esplicito nella frase: "Giovanni non era ancora stato messo in prigione".
12. Così, mentre Giovanni descrive nel suo Vangelo ciò che è stato compiuto da Cristo prima che il Battista fosse messo in prigione, gli altri tre evangelisti menzionano gli avvenimenti posteriori al suo arresto.
13. Tenendo presenti queste considerazioni, non ci sembrerà più che i Vangeli discordino tra loro perché quello secondo Giovanni contiene l'inizio dell'attività di Cristo, mentre gli altri, gli ultimi avvenimenti della, sua vita. Con ragione, quindi, Giovanni ha taciuto la genealogia del Salvatore nostro secondo la carne, già riportata da Matteo e Luca, ed ha invece iniziato subito a parlare della sua divinità, compito che dallo Spirito divino era stato riservato a lui, perché era migliore.
14. Ma per ciò che riguarda la stesura del Vangelo secondo Giovanni, basti questo che si è detto. Quanto al motivo della composizione del Vangelo secondo Marco, l'abbiamo già riferito nelle pagine precedenti.
15. Luca, poi, all'inizio del suo scritto, precisa anch'egli la ragione per cui esso fu redatto, notando come, mentre molti altri si precipitarono troppo sconsideratamente a narrare le cose di cui egli si era accuratamente informato, si sentì in dovere di liberarci dalle supposizioni dubbie degli altri e di tramandare nel suo Vangelo il racconto preciso dei fatti di cui egli stesso provò con sicurezza la verità, grazie alla sua convivenza e ai suoi rapporti con Paolo e ai discorsi scambiati con gli altri apostoli.
16. Ma su questo argomento basti ciò che abbiamo detto. Cercheremo di riferire in un momento più opportuno, con la citazione di testimonianze antiche, ciò che è stato riportato da altri allo stesso proposito.
17. Quanto agli scritti di Giovanni oltre al Vangelo, la prima delle lettere è riconosciuta autentica tanto dai contemporanei, quanto dagli antichi, mentre le rimanenti due sono discusse.
18. Sull'Apocalisse i pareri dei più sono ancor oggi discordi. Verrà quindi esaminata anch'essa a suo tempo, in base alla testimonianza degli antichi.
3. Questo stabilisce Origene nell'opera sopra citata. Nel primo dei commenti al Vangelo secondo Matteo, mantenendo il canone ecclesiastico, testimonia di conoscere solo quattro Vangeli, e così scrive:
4. "Nella tradizione relativa ai quattro Vangeli, che sono anche i soli incontestati nella Chiesa di Dio sotto il cielo, ho appreso che per primo fu scritto quello Secondo Matteo, il quale era stato un tempo pubblicano, poi apostolo di Gesù Cristo, e lo pubblicò per i fedeli provenienti dal Giudaismo, dopo averlo composto nella lingua degli Ebrei.
5. Viene poi il Vangelo secondo Marco, che lo scrisse come Pietro gli indicò. Quest'ultimo, nella lettera cattolica, lo riconosce anche come figlio, dicendo: "La Chiesa eletta che è in Babilonia vi saluta; e così fa Marco, il mio figliolo".
6. Terzo è il Vangelo secondo Luca, lodato da Paolo e composto per quanti provenivano dal paganesimo. V'è infine quello Secondo Giovanni".
7. E nel quinto dei commenti al Vangelo secondo Giovanni, lo stesso autore così dice a proposito delle lettere degli apostoli: "Paolo, colui che fu reso capace di divenire ministro del Nuovo Testamento, non della lettera, ma dello spirito, e compì la predicazione del Vangelo da Gerusalemme e dai luoghi circostanti fino all'Illirico, non scrisse a tutte le Chiese cui insegnò, ed anche a quelle a cui scrisse inviò solo poche righe.
8. E Pietro, sul quale è fondata la Chiesa di Cristo che le porte dell'Ade non potranno vincere, ha lasciato una sola lettera indiscussa, e forse anche una seconda, ma è cosa dubbia.
9. E che dire di Giovanni, colui che si chinò sul petto di Gesù? Egli ha lasciato un solo Vangelo, confessando che poteva scriverne tanti, quanti neppure il mondo riuscirebbe a contenere;
10. scrisse anche l'Apocalisse, in cui gli fu ordinato di tacere e di non scrivere le parole dei sette tuoni. Lasciò poi una lettera di pochissime righe, e forse una seconda e una terza, giacché non tutti le dicono autentiche: l'una e l'altra, insieme, non superano le cento righe".
11. A proposito della Lettera agli Ebrei, inoltre, Origene così discute nelle Omelie su di essa: "Lo stile della lettera intitolata Agli Ebrei non ha, nel discorso, la semplicità dell'Apostolo, che confessa di essere inesperto nel linguaggio, cioè nello stile, ma la lettera è ben greca nella struttura della frase, come riconoscerebbe ogni persona che sappia distinguere le differenze di stile.
12. Del resto, chiunque legga attentamente l'Apostolo ammetterà che i pensieri della lettera sono mirabili e per niente inferiori a quelli degli scritti indiscussi degli apostoli".
13. Continua inoltre dicendo: "Io, se dovessi esprimere il mio giudizio, direi che i pensieri sono dell'Apostolo, mentre lo stile e la struttura sono di uno che ricordava la dottrina degli apostoli, come se avesse preso brevi note di quanto veniva detto dal maestro. Perciò se qualche Chiesa considera questa lettera veramente di Paolo, abbia anche questo a suo onore: non a caso, infatti, gli antichi l'hanno tramandata come se fosse di Paolo.
14. Quanto a chi ha scritto la lettera, Dio sa la verità. Secondo la tradizione giunta sino a noi, alcuni dicono che la scrisse Clemente, il vescovo di Roma, altri invece affermano che fu Luca, l'autore del Vangelo e degli Atti". Ma a questo proposito basti così.
Anche questo diceva il presbitero: Marco, interprete di Pietro, scrisse con esattezza, ma senza ordine, tutto ciò che egli ricordava delle parole e delle azioni di Cristo; poiché egli non aveva udito il Signore, né aveva vissuto con Lui, ma, più tardi, come dicevo, era stato compagno di Pietro. E Pietro impartiva i suoi insegnamenti secondo l'opportunità, senza l'intenzione di fare un'esposizione ordinata dei detti del Signore. Cosicché non ebbe nessuna colpa Marco, scrivendo alcune cose così come gli venivano a mente, preoccupato solo d'una cosa, di non tralasciare nulla di quanto aveva udito e di non dire alcuna menzogna a riguardo di ciò.
Matteo scrisse i detti [del Signore] in lingua ebraica; e ciascuno poi li interpretava come poteva.