Ponzio Pilato

Ponzio Pilato è stato il procuratore romano divenuto famoso, grazie ai Vangeli, per aver processato e condannato alla croce Gesù.

La maggiore testimoniana dell’esistenza di Pilato, oltre a quella dei Vangeli, risulta essere quella dello storico Ebreo Giuseppe Flavio ne “Antichità Giudaiche” e “Guerra Giudaica”.
Successore di Valerio Grato viene sostituito dall’imperatore Tiberio nel 36 o 36 D.C. dopo l’ultimo crudele intervento contro i Samaritani.
Mentre Pilato è di ritorrno a Roma, l’imperatore Tiberio muore e gli succede Caligola.

Giuseppe Flavio

Antichità Giudaiche

Libro XVIII:55 – III, I
Pilato, governatore della Giudea, quando trasse l’esercito da Cesarea e lo mandò ai quartieri d’inverno di Gerusalemme, compì un passo audace in sovversione delle pratiche giudaiche, introducendo in città i busti degli imperatori che erano attaccati agli stendardi militari, poiché la nostra legge vieta di fare immagini.
Libro XVIII:56
E’ per questa ragione che i precedenti procuratori, quando entravano in città, usavano stendardi che non avevano ornamenti. Pilato fu il primo a introdurre immagini in Gerusalemme e le pose in alto, facendo ciò senza che il popolo ne avesse conoscenza, avendo compiuto l’ingresso di notte;
Libro XVIII:57
quando il popolo ne venne a conoscenza una moltitudine si recò a Cesarea e per molti giorni lo supplicò di trasferire le immagini altrove. Ma egli rifiutò, in quanto, così facendo, avrebbe compiuto un oltraggio contro l’imperatore; e seguitando a supplicarlo, nel sesto giorno armò e dispose le truppe in posizione, ed egli stesso andò sulla tribuna. Questa era stata costruita nello stadio per dissimulare la presenza dell’esercito che era in attesa.
Libro XVIII:58
Quando i Giudei incominciarono a rinnovare la supplica, a un segnale convenuto, li fece accerchiare dai soldati minacciando di punirli subito di morte qualora non ponessero fine al tumulto e ritornassero ai loro posti.
Libro XVIII:59
Quelli allora si gettarono bocconi, si denudarono il collo e protestarono che avrebbero di buon grado salutato la morte piuttosto che trascurare le ordinanze delle loro leggi. Pilato, stupito dalla forza della loro devozione alle leggi, senza indugio trasferì le immagini da Gerusalemme e le fece riportare a Cesarea.
Libro XVIII:60 – 2
Egli poi prese dal sacro tesoro il denaro per la costruzione di un acquedotto per condurre l’acqua a Gerusalemme allacciandosi alla sorgente di un corso d’acqua distante di là ben duecento stadi. I Giudei però non aderirono alle operazioni richieste da questo lavoro e, raccoltisi insieme in molte migliaia, con schiamazzi gli intimavano di desistere da questa impresa. Taluni di costoro, urlavano insulti, ingiurie e villanie come suole fare l’adunanza di una folla.
Libro XVIII:61
Egli allora collocò un buon numero di soldati in abiti giudaici sotto i quali ognuno portava il pugnale, e li inviò a circondare i Giudei con l’ordine che si trattenessero. Quando i Giudei erano in un pieno torrente di villanie, diede ai soldati un segnale convenuto
Libro XVIII:62
ed essi li colpirono molto più di quanto ordinato da Pilato, colpendo ugualmente sia i tumultuanti sia i non tumultuanti; ma i Giudei non calmarono la loro fierezza, e così, colti disarmati com’erano, da uomini preparati all’attacco, molti rimasero ammazzati sul posto, mentre altri si salvarono con la fuga. Così terminò la sommossa.

Testimonium Flavianum

Libro XVIII:63 – 3
Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo.
Libro XVIII:64
Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani.

Pilato disperde i Samaritani

Libro XVIII:85 – IV, I
Anche la nazione samaritana non andò esente da simili travagli. Li mosse un uomo bugiardo, che in tutti i suoi disegni imbrogliava la plebe, e la radunò indirizzandola ad andare in massa sul Monte Garizin, che per la loro fede è la montagna più sacra. Li assicurò che all’arrivo avrebbe mostrato loro il sacro vasellame, sepolto là dove l’aveva deposto Mosé.
Libro XVIII:86
Essi, dunque, credendolo verosimile, presero le armi e, fermatisi a una certa distanza, in una località detta Tirathana, mentre congetturavano di scalare la montagna in gran numero, acclamavano i nuovi arrivati.
Libro XVIII:87
Ma prima che potessero salire li prevenne Pilato occupando, prima di loro, la cima con un distaccamento di cavalleria e di soldati con armi pesanti; affrontò quella gente e in una breve mischia, in parte li uccise e altri li mise in fuga. Molti li prese schiavi, tra questi Pilato mise a morte i capi più autorevoli e coloro che erano stati i più influenti dei fuggitivi.
Libro XVIII:88 – 2
Dopo questo scompiglio, il senato dei Samaritani si recò da Vitellio, uomo consolare e governatore della Siria, e al suo tribunale accusò Pilato di avere fatto una strage tra loro. Poiché dicevano che non come ribelli contro Roma si erano radunati a Tirathana, ma per sottrarsi alla persecuzione di Pilato.
Libro XVIII:89
Vitellio allora mandò Marcello, suo amico, ad amministrare la Giudea e ordinò a Pilato di fare ritorno a Roma per rendere conto all’imperatore delle accuse fattegli dai Samaritani. Così Pilato, dopo avere passato dieci anni nella Giudea, si affrettò a Roma obbedendo agli ordini di Vitellio, dato che non poteva rifiutassi. Ma prima che giungesse a Roma, Tiberio se n’era andato.

Vitellio a Gerusalemme

Libro XVIII:90 – 3
Intanto Vitellio giunse in Giudea e salì a Gerusalemme dove i Giudei stavano celebrando la loro festa tradizionale chiamata Pasqua. Accolto con sommi onori, Vitellio rilasciò in perpetuo agli abitanti della città tutte le tasse sulla vendita di prodotti agricoli, e acconsentì che l’abito del sommo pontefice, e con esso tutti i suoi arredi, fossero custoditi dai sacerdoti nel tempio, come era già stato un privilegio anche prima.

Guerra Giudaica

Libro II:168
Quando, alla morte di Augusto, che aveva regnato per cinquantasette anni sei mesi e due giorni, l’impero dei romani passò nelle mani di Tiberio figlio di Giulia, le tetrarchie rimasero in possesso di Erode e Filippo, e l’uno fondò una città di nome Cesarea presso le fonti del Giordano nella Paniade, e un’altra di nome Giuliade nella Gaulanitide inferiore; Erode fondò Tiberiade nella Galilea, e nella Perea un’altra città che ricordava il nome di Giulia.
Libro II:169 – 9, 2
Pilato, che Tiberio aveva inviato a governare la Giudea come procuratore, una notte introdusse in Gerusalemme avvolti in una copertura i ritratti dell’imperatore che sono chiamati immagini.
Libro II:170
Fattosi giorno, la cosa suscitò la più grande eccitazione fra i giudei; infatti a quella vista restarono subito costernati per l’offesa alle loro leggi – dato che essi non ammettono che nella città sia eretta alcuna immagine -, e lo sdegno dei cittadini fece accorrere in massa la folla dal contado.
Libro II:171
Recatisi in tutta fretta da Pilato a Cesarea, lo pregarono di rimuovere le immagini da Gerusalemme e di rispettare le loro tradizioni, e avendo Pilato risposto con un rifiuto, si prosternarono con la faccia a terra intorno alla sua residenza e vi restarono immobili per cinque giorni e cinque notti.
Libro II:172 – 9, 3
Il giorno dopo Pilato, si assise sul suo tribunale nel grande stadio, ed essendo stata convocata la folla come se volesse dar loro una risposta, fece ai soldati un segnale convenuto perché circondassero i giudei in assetto di combattimento.
Libro II:173
Rinchiusi da una schiera su tre righe, i giudei rimasero attoniti a quella vista inattesa, e Pilato minacciò che li avrebbe fatti massacrare se non avessero accolte le immagini di Cesare, e fece segno ai soldati di sguainare le spade.
Libro II:174
I giudei, come se si fossero messi d’accordo, si gettarono tutt’insieme in ginocchio e, protendendo il collo, dichiararono che erano pronti piuttosto a morire che a violare la legge. Pilato restò vivamente impressionato da un così intenso spirito religioso, e comandò di ritirate immediatamente le immagini da Gerusalemme.
Libro II:175 – 9, 4
Tempo dopo Pilato provocò un altro tumulto impiegando il tesoro sacro, che si chiama korbonàs, per un acquedotto che faceva arrivare l’acqua da una distanza di quattrocento stadi. La folla ribolliva di sdegno, e una volta che Pilato si trovava in Gerusalemme ne circondò il tribunale con grandi schiamazzi.
Libro II:176
Quello, che già sapeva della loro intenzione di tumultuare, aveva sparpagliato fra la folla i soldati, armati e vestiti in abiti civili, con l’ordine di non usare le spade, ma di picchiare con bastoni i dimostranti, e a un certo punto diede il segnale.
Libro II:177
I giudei furono percossi, e molti morirono per i colpi ricevuti, molti calpestati da loro stessi nel fuggi fuggi. Terrorizzata dalla sorte delle vittime, la folla ammutolì.
Libro II:178 – 9, 5
In quel tempo Agrippa, figlio di Aristobulo, che era stato ucciso da suo padre Erode, si presentò a Tiberio per muovere accuse contro Erode il tetrarca. Tiberio non diede corso all’atto di accusa, e Agrippa rimase a Roma cercando d’ingraziarsi i potenti e soprattutto Gaio, il figlio di Germanico, che era ancora un privato.
Libro II:179
Una volta lo invitò a banchetto e, dopo avergli rivolto ogni sorta di omaggi, alla fine protese le mani e apertamente fece voti di poterlo presto vedere padrone dell’impero alla scomparsa di Tiberio.
Libro II:180
Uno dei suoi servi riferì la cosa a Tiberio, che tutto sdegnato imprigionò Agrippa e gli fece fare sei mesi di carcere duro fino al giorno in cui morì, dopo aver regnato per ventidue anni, sei mesi e tre giorni.

Eusebio da Cesarea

Storia Ecclesiastica

I tempi di Pilato

1. Lo storico summenzionato s’accorda con l’evangelista circa l’avvento al trono di Archelao dopo Erode ed egli descrive in quale modo, secondo il testamento di suo padre Erode e per decisione di Cesare Augusto, egli abbia ricevuto per successione il regno sui Giudei, poi come sia stato spodestato dopo dieci anni, e i suoi fratelli, Filippo ed Erode il Giovane, abbiano ottenute le loro tetrarchie insieme con Lisania.

2. Il medesimo scrittore, nel libro diciottesimo delle sue Antichità racconta che nell’anno dodicesimo del regno di Tiberio (quest’ultimo era successo nell’impero ad Augusto ed aveva esercitato il potere per cinquantasette anni) Ponzio Pilato ottenne la procuratura della Giudea e vi restò per dieci anni, quasi fino alla morte di Tiberio.

3. E’ dunque chiaramente dimostrata la falsità degli Atti contro il nostro Salvatore pubblicati recentemente, e il tempo indicato nel titolo dimostra da solo la menzogna dei compilatori.

4. Essi, infatti, pongono sotto il quarto consolato di Tiberio, che coincide col suo settimo anno di regno, le sofferenze che gli Ebrei osarono infliggere al nostro Salvatore: ma in quel tempo Pilato non governava ancora la Giudea, se bisogna credere almeno alla testimonianza di Giuseppe, che indica espressamente nel libro già citato che Pilato fu nominato procuratore della Giudea da Tiberio, durante il dodicesimo anno del suo regno.

Suicidio di Pilato

E’ inoltre opportuno sapere che, a quanto si dice, anche Pilato, vissuto al tempo del Salvatore, fu colpito da tali disgrazie sotto Gaio, del quale stiamo trattando il periodo, che si vide costretto ad uccidersi e a divenire così punitore di se stesso: la giustizia divina, come conviene, non tardò a raggiungerlo. Questo è ciò che riferiscono gli scrittori greci che hanno registrato le Olimpiadi con i fatti accaduti in ognuna di esse.

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