[1] Giacomo era figlio di Zebedeo e fratello del Giovanni che scrisse il Vangelo. Cristo nostro salvatore al vederlo sulla barca con il padre e il fratello gli aveva detto di seguirlo. Toccato dal divino amore obbedì e da allora aderì al Signore nostro, non solo come discepolo tra i molti (che il Signore ebbe), ma chiamato dal medesimo sul monte al vertice dell'apostolato.
Dopo la passione del Signore ebbe in sorte la Giudea e la Samaria, allorché gli apostoli si divisero il lavoro. Percorse queste province, entrando nelle sinagoghe e con le Scritture alla mano dimostrava che tutto quanto era stato predetto dai profeti intorno al Signore Gesù Cristo si era avverato in lui.
[2] In quel tempo si opponevano al santo apostolo Ermogene e Fileto, i quali affermavano che Gesù Cristo Nazareno, di cui egli si diceva apostolo, non era Figlio di Dio. Giacomo, parlando con fiducia nello Spirito santo, rese vana ogni loro affermazione, mostrando dalle Sacre Scritture che questi era il vero Figlio di Dio promesso al genere umano.
Fileto rimase scosso e ammirato per la sapienza di Giacomo; e ritornato da Ermogene disse: "Sappi che non si potrà superare Giacomo, il quale afferma di essere servo di Gesù Cristo Nazareno e suo apostolo. Infatti in suo nome l'ho visto scacciare i demoni dai corpi degli ossessi, dar la vista ai ciechi, mondare i lebbrosi. E i miei più intimi amici mi assicurano di averlo veduto risuscitare i morti. Ma perché ci fermiamo su molte cose? Sa a memoria tutta la Sacra Scrittura, con la quale mostra non esservi altro Figlio di Dio, se non quello crocifisso dai Giudei. Onde se vuoi ascoltarmi, andiamo da lui per chiedergli perdono. Se tu non vuoi far ciò, io ti lascerò per andare da lui, ed essere degno di divenire suo discepolo".
All'udire questo Ermogene si accese d'ira; con forze magiche irrigidì Fileto e disse: "Vedremo se il tuo Giacomo ti libererà". Fileto inviò subito un servo da Giacomo perché gli annunciasse l'accaduto. Il beato apostolo mandò il suo sudario a Fileto, dicendo: "Il Signore Gesù Cristo sostiene i prigionieri e libera i carcerati". Appena il servo lo toccò con il sudario, Fileto, libero dai legami magici, corse da Giacomo e cominciò a deridere i malefici del maestro.
[3] Ma il mago Ermogene, addolorato di essere stato deriso, con pratiche magiche eccitò i demoni, e li inviò a Giacomo con queste parole: "Andate e portatemi qua Giacomo e il mio discepolo Fileto, affinché possa vendicarmi di loro: così gli altri discepoli non si prenderanno più burla di me". Arrivati dunque i demoni al luogo dove Giacomo pregava, incominciarono ad emettere per l'aria un forte ululato, dicendo: "Giacomo, apostolo di Dio, abbi pietà di noi, poiché ancor prima che venga il tempo del gran fuoco, noi siamo tormentati". Ai quali Giacomo rispose: "Perché siete venuti da me?". "Ci ha mandati Ermogene - risposero i demoni - per condurre te e Fileto da lui. Appena siamo entrati qui, un santo angelo di Dio ci ha legati con catene infuocate e ora miseramente siamo nei tormenti". Rispose Giacomo: "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, l'angelo di Dio vi ridoni la libertà, affinché, una volta ritornati da Ermogene, me lo conduciate legato, senza fargli del male".
Partiti di là, legarono con funi, le mani di Ermogene dietro la schiena e così legato lo portarono dall'apostolo dicendo: "Ecco, riportiamo colui al quale ci avevi inviato, mentre bruciavamo". E l'apostolo di Dio a lui: "Stoltissimo uomo, mentre il nemico del genere umano aveva a che fare con te, perché non hai pensato chi inviavi a farmi del male? Tuttavia non permetto che ti facciano sentire il loro furore". Essi allora gridarono: "Mettilo nelle nostre mani, perché possiamo vendicare le tue ingiurie e il nostro bruciore". Ma l'apostolo a loro: "Ecco qui davanti a voi Fileto, perché non l'assalite?". Gli dicono: "Non possiamo toccare neppure una formica della tua casa". Allora il beato Giacomo rivolto a Fileto disse: "Affinché tu sappia che questo è l'insegnamento del Signore nostro Gesù Cristo, e affinché gli uomini sappiano contraccambiare il male con il bene, libera colui che ti ha soggiogato e ha tentato di condurti a sè, mentre eri legato dai demoni; permetti che se ne vada, una volta sciolto dai legami demoniaci".
Appena Fileto lo sciolse, Ermogene se ne stette abbattuto e confuso. Rivolto a lui, l'apostolo del Signore disse: "Vai libero dovunque vuoi. Non vogliamo che uno si converta contro sua voglia". Gli rispose Ermogene: "Ora conosco la rabbia dei demoni; se non mi dai qualcosa da portare con me, essi mi assaliranno e con diversi tormenti mi uccideranno". E il beato apostolo a lui: "Prenditi il mio bastone da viaggio e con esso vai dovunque ti piacerà". Egli, preso il bastone dell'apostolo, se ne tornò a casa sua.
[4] Senza indugiare raccolse i libri magici, sopra la sua testa e quella dei suoi discepoli pose dei vasi pieni, li portò all'apostolo e cominciò a bruciarli davanti a lui. Ma Giacomo glielo impedì: "Affinché l'odor di questo fuoco, disse, non faccia agitare gli incauti, appendi ai vasi dei sassi e del piombo, e buttali in mare".
Dopo aver fatto questo, Ermogene ritornò e abbracciando i piedi dell'apostolo lo pregava dicendo: "Liberatore di anime, ricevi finalmente penitente colui che finora hai sopportato nemico e riluttante". Giacomo rispose: "Se offrirai a Dio una degna penitenza, conseguirai veramente la sua misericordia" Disse Ermogene: "Ho dato segno di una sincera penitenza; infatti ho rinunciato a tutti i miei libri nei quali avevo riposto una presunzione illecita, come pure ho disprezzato tutte le arti del nemico". Il santo apostolo a lui: "Vai per le case di quanti hai ingannato per portare al Signore ciò che gli hai sottratto. Insegna essere vero quanto prima dicevi essere falso, e falso ciò che poco fa dichiaravi vero. Spezza l'idolo che adoravi e respingi le divinazioni che ti sembrava ricevere da lui. Spendi in opere buone il denaro acquistato malamente, affinché come fosti figlio del diavolo, imitando il demonio, così possa divenire figlio di Dio, seguendo Dio, che ogni giorno dà i suoi benefici agli ingrati e dona l'alimento a coloro che lo bestemmiano Se dunque, pur essendo tu cattivo verso Dio, il Signore usò verso di te una certa bontà, quanto maggiormente sarà benigno, se cesserai di essere un mago e comincerai a compiacerlo con buone opere?".
A tutte queste e altre cose simili che Giacomo proferiva, Ermogene si mostrò ossequiente e così iniziò una vita di perfetto timor di Dio, tanto che per mezzo suo Dio compiva anche dei prodigi.
[5] I Giudei dunque, vedendo come l'apostolo aveva convertito un tale mago, considerato invincibile, come tutti i suoi discepoli e amici che solevano frequentare la sinagoga avevano creduto in Gesù Cristo tramite Giacomo, offrirono del denaro a due centurioni, Lisia e Teocrito, che erano di servizio a Gerusalemme, affinché catturassero Giacomo.
Nata tra il popolo una sommossa, mentre egli era condotto in prigione, i farisei gridavano contro di lui: "Perché predichi la fede in Gesù, che tutti sappiamo essere stato crocifisso tra i ladroni?". Al che Giacomo, ripieno di Spirito santo: "Ascoltate, fratelli e voi che desiderate essere figli di Abramo. Dio promise al nostro padre Abramo che la sua discendenza avrebbe ereditato tutte le genti. La sua discendenza non designava Ismaele, ma Israele: quegli, assieme alla madre, fu allontanato ed escluso dalla porzione della discendenza di Abramo. Dio disse ad Abramo che in Isacco avrebbe avuto una discendenza. Ma il nostro padre Abramo fu chiamato amico di Dio prima di ricevere la circoncisione, prima di aver osservato i sabati e prima di conoscere una qualche legge di origine divina. Divenne amico di Dio non certo circoncidendosi, ma credendo in Dio; e così nella sua discendenza ereditò tutte le genti. Se dunque Abramo divenne amico di Dio con la fede, è chiaro che chi non crede in Dio è nemico di Dio".
Dopo che l'apostolo ebbe detto questo, i Giudei domandarono: "Chi è colui che non crede in Dio?".
[6] Giacomo rispose: "Questi è colui che non crede che la discendenza di Abramo erediterà tutte le genti; chi non crede a Mosè che afferma: "Il Signore vi darà un grande profeta, lo ascolterete come se parlassi io, in tutto quanto vi domanderà". Isaia predisse di qual genere sarebbe stato il profeta promesso, quando scrisse: "Ecco una vergine concepirà nel seno e darà alla luce un figlio che sarà chiamato Emmanuele, cioè Dio con noi". E Geremia aggiunse: "Ecco, Gerusalemme, che sta per venire il tuo redentore e questo ne sarà il preannunzio: aprirà gli occhi ai ciechi, restituirà l'udito ai sordi e con la sua parola risusciterà i morti". Ezechiele parlò di lui allorché disse: "Verrà il tuo re, Sion, verrà e ti rinnoverà". E Daniele: "Verrà qual figlio dell'uomo e avrà in sorte i principati e le potestà". Lo annunziò pure David: "Il Signore mi disse: Figlio mio tu sei. E la voce del Padre così si espresse a riguardo del Figlio: Egli mi invocherà: Padre mio tu sei, ed io lo costituirò mio grande primogenito presso i re della terra. E di nuovo: metterò sopra il mio trono il frutto del tuo seno".
Anche la sua passione fu predetta dai profeti. Isaia infatti disse: "Fu condotto a morte come una pecora". E David in prima persona disse: "Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno numerato tutte le mie ossa; mi hanno guardato e mi hanno esaminato; si sono divisi le mie vesti, tirandole a sorte". E altrove: "Mi diedero a trangugiare fiele e a bere aceto. E vaticinando la sua morte: la mia carne riposerà nella speranza, perché non lascerai all'inferno la mia vita nè permetterai che il tuo santo veda la corruzione". La voce poi del Figlio si rivolse al Padre così: "Risorgerò e subito sono con te". E di nuovo: "Per la povertà dei deboli e il pianto dei poveri risorgerò", dice il Signore.
E circa la sua ascensione così si espresse il profeta: "Ascese in alto, si portò dietro l'umanità già schiava". E di nuovo: "Dio ascese nel giubilo; ascese volando sopra i cherubini". Così Anna, madre del santo Samuele: "Il Signore ascese in cielo e tuona". E molte altre testimonianze si trovano nella Legge circa la sua ascensione. Infatti che sieda alla destra del Padre è David che lo afferma: "Il Signore disse al mio Signore, siedi alla mia destra". E che torni a giudicare il mondo con il fuoco, lo dice il profeta: "E di nuovo al suo cospetto e intorno a lui ci sarà forte tempesta".
[7] Tutto questo che fu predetto in parte si è già avverato nel Signore nostro Gesù Cristo e ciò che non si è ancora avverato, accadrà in seguito come i profeti vi hanno predetto. Disse infatti Isaia: "I morti, coloro che sono nei sepolcri, risorgeranno". Se mi interroghi: "Che cosa accadrà allorché si risorgerà?". Risponde David dicendo di aver sentito il Signore parlare così: "Una volta parlò Dio e ho udito queste due cose: il potere è di Dio, e per te è misericordia, Signore, che dài a ciascuno secondo le sue opere".
Perciò, fratelli, ciascuno di voi faccia penitenza per non ricevere secondo le opere sue, sapendo di appartenere al gruppo di coloro che crocifissero colui che ha liberato il mondo intero dai tormenti. Inoltre con la sua saliva aprì gli occhi al cieco nato; e per provare che era stato lui a plasmare Adamo con il fango, fece una poltiglia con la sua saliva, la mise sugli occhi e li sanò. E quando noi discepoli lo interrogammo chi avesse peccato, se questi o i suoi genitori per essere nato cieco, il Maestro rispose: "Né questi nè i suoi genitori, ma ciò avvenne perché in lui fossero palesi le opere di Dio", ossia affinché fosse manifesto l'artefice che l'aveva creato, avendo egli fatto ciò che era di meno.
Che egli avrebbe ricevuto male per bene, fu predetto da David, quando in prima persona dice: "Mi davano male per bene e odio per amore". Infine dopo tanti benefici resi ai Giudei, tanti paralitici curati, lebbrosi mondati, demoni scacciati e morti risuscitati, tutti gridarono ad una sola voce: è reo di morte.
Che poi sarebbe stato tradito da un suo discepolo, fu predetto da David: "Colui che mangiava con me il pane, mi soppiantò".
Fratelli tutto questo lo predissero i figli di Abramo, parlando in essi lo Spirito santo. Forse che potremo evitare il supplizio del fuoco eterno e non saremo giustamente puniti, se non crederemo a tutto questo? Quando anche i pagani credono alle parole dei profeti, noi, una volta popolo eletto, non presteremo alcuna fede ai nostri patriarchi e profeti? Penso che tali delitti, vergognosi e punibili per tanti fatti scellerati, devono essere da noi pianti con grida e lacrime, affinché colui che benignamente perdona, accolga la nostra penitenza e non ci capiti quello che si ebbero gli infedeli nostri antenati: la terra si aprì, inghiottì Datan e coprì la sinagoga di Abiron. Il fuoco si accese nella loro adunanza e la fiamma consumò i peccatori".
[8] Finito di dire questo, davanti alla turba, non senza meraviglia e con una singolare grazia di Dio, tutti in coro dissero: "Abbiamo peccato, commettendo ingiustizia; dacci il rimedio, che cosa dobbiamo fare?". E Giacomo: "Fratelli non disperatevi. Soltanto dovete credere, e ricevere il Battesimo, affinché siano cancellati tutti i vostri peccati".
E poiché dopo questo discorso del beato apostolo molti Giudei furono battezzati, Abiatar, pontefice di quell'anno, vedendo che ogni giorno molti credevano in Gesù, con denaro causò una grandissima sommossa, tanto che uno degli scribi farisei lanciò una fune al collo dell'apostolo e lo portò nel pretorio dal re Erode. Quell'Erode era figlio di Archelao; appena ebbe in mano la causa comandò che Giacomo fosse decollato.
Mentre veniva portato al luogo del supplizio vide un paralitico disteso che gridava: "Uomo santo, liberami dai dolori, che mi prendono tutte le membra". Rivoltosi a lui l'apostolo disse: "In nome del crocifisso mio Signore Gesù Cristo, per la cui fede vengo condotto a morte, sii sanato e benedici il tuo salvatore". E subito si alzò e con gioia cominciò a correre e benedire il nome del Signore Gesù.
9] Allora quello scriba dei farisei, di nome Giosia, che, come si è detto, aveva messo la fune al collo dell'apostolo, cadendo ai suoi piedi, disse: "Ti prego di perdonarmi e farmi degno del nome santo". Rivoltosi a lui l'apostolo rispose: "Credi nel Signore Gesù Cristo, che i Giudei hanno crocifisso, credi che sia il vero Figlio del Dio vivo?". E Giosia: "Io lo credo e questa è la mia fede da questo momento: egli è il Figlio del Dio vivo".
Vedendo ciò il pontefice Abiatar comandò che lo scriba fosse acciuffato e gli disse: "Se non ti allontanerai da Giacomo e maledirai il nome di Gesù, sarai decollato con lui". Giosia di risposta: "Maledetto sii tu e tutti i tuoi giorni. Il nome del Signore Gesù Cristo che Giacomo predica è benedetto nei secoli". Allora Abiatar, pieno di ira, ordinò che lo scriba venisse percosso con pugni e, mandato un messaggio ad Erode, chiese che fosse decollato assieme a Giacomo.
Giacomo intanto venne condotto con Giosia al luogo del supplizio: prima di essere decollato, chiese al boia di aver un po' d'acqua; gli fu portata una brocca piena d'acqua. Appena l'ebbe l'apostolo disse: "Credi nel nome di Gesù Cristo, Figlio di Dio?". E quegli: "Credo". Giacomo gli versò l'acqua e dopo disse: "Dammi il bacio di pace". Appena l'ebbe baciato, gli pose la mano sul capo, e lo benedisse facendogli il segno della croce di Cristo nella fronte. Poco dopo presentò la testa al boia.
Anche Giosia, già perfetto nella fede, con gioia ricevette la palma del martirio per colui che l'eterno Dio aveva inviato nel mondo a salvarci: a lui sia onore e gloria nei secoli.