Dopo la morte di Gesù e con il tempo sta venendo fuori il ruolo di primo piano di Giacomo, detto fratello di Gesù, il quale non era un semplice apostolo ma era il vero successore di Gesù, il capo degli apostoli, il primo vero capo della prima Chiesa di Cristo composta principalmente da Ebrei ed il capo di quell'opposizione composta da una parte di sacerdoti che si contrapponeva fortemente ai Sommi Sacerdoti.
Inoltre, gli scritti di Eusebio da Cesarea, Egesippo ed altri storici cristiani dei primi secoli seguenti la morte di Gesù lasciano trasparire che la Guerra Civile tra le due fazioni e poi la rivolta e guerra Romano-Giudaica sia dovuta alla morte di Giacomo.
I discepoli dissero a Gesù, "Sappiamo che tu ci lascerai. Chi sarà la nostra
guida?"
Gesù disse loro, "Dovunque siate dovete andare da Giacomo il Giusto, per amore del quale
nacquero cielo e terra."
2. In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe - e Giuseppe era padre di Cristo e la Vergine sua promessa sposa, la quale, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo, come insegna il sacro testo evangelico --, questo stesso Giacomo, dunque, soprannominato dagli antichi anche il Giusto in virtù dei suoi meriti, fu il primo, dicono, ad occupare il trono episcopale della Chiesa di Gerusalemme.
3. Clemente, nel sesto libro delle Ipotiposi, così lo presenta: "Pietro, Giacomo e Giovanni, dopo l'ascensione del Salvatore, pur essendone i prediletti, non pretesero per sé alcun onore, ma scelsero quale vescovo di Gerusalemme Giacomo il Giusto".
4. Il medesimo autore, nel settimo libro della stessa opera, dice ancora di lui: "Dopo la risurrezione il Signore trasmise il dono del sapere a Giacomo il Giusto, a Giovanni e a Pietro; costoro lo comunicarono poi agli altri apostoli e questi ultimi ai settanta discepoli, uno dei quali era Barnaba".
[12]Dopo aver
riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero
di persone raccolte in preghiera.
[13]Appena ebbe bussato alla porta esterna, una fanciulla di nome Rode si
avvicinò per sentire chi era.
[14]Riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse ad
annunziare che fuori c'era Pietro.
[15]«Tu vaneggi!» le dissero. Ma essa insisteva che la cosa stava così. E
quelli dicevano: «E' l'angelo di Pietro».
[16]Questi intanto continuava a bussare e quando aprirono la porta e
lo videro, rimasero stupefatti.
[17]Egli allora, fatto segno con la mano di tacere, narrò come il Signore lo
aveva tratto fuori del carcere, e aggiunse:
«Riferite questo a Giacomo e ai fratelli».
Poi uscì e s'incamminò verso un altro luogo.
[1]Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi».
[2]Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
[3]Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.
[4]Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.
[5]Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè.
[6]Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.
[7]Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse:
«Fratelli, voi sapete che gia da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede.
[8]E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; [9]e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede.
[10]Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare?
[11]Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro».
[12]Tutta l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Barnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.
[13]Quand'essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse: [14]«Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome.
[15]Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
[16]Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò, [17]perché anche gli altri uomini cerchino il Signore e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome,[18]dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall'eternità.
[19]Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, [20]ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue.
[21]Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».
[15]Dopo questi giorni, fatti i preparativi, salimmo verso Gerusalemme.
[16]Vennero con noi anche alcuni discepoli da Cesarèa, i quali ci condussero da un certo Mnasòne di Cipro, discepolo della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalità.
[17]Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente.
[18]L'indomani Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c'erano anche tutti gli anziani.
[19]Dopo aver rivolto loro il saluto, egli cominciò a esporre nei particolari quello che Dio aveva fatto tra i pagani per mezzo suo.
[20]Quand'ebbero ascoltato, essi davano gloria a Dio; quindi dissero a Paolo: «Tu vedi, o fratello, quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla legge.
[21]Ora hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che abbandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le nostre consuetudini.
[22]Che facciamo? Senza dubbio verranno a sapere che sei arrivato.
[23]Fà dunque quanto ti diciamo: vi sono fra noi quattro uomini che hanno un voto da sciogliere.
[24]Prendili con te, compi la purificazione insieme con loro e paga tu la spesa per loro perché possano radersi il capo. Così tutti verranno a sapere che non c'è nulla di vero in ciò di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti comporti bene osservando la legge.
[25]Quanto ai pagani che sono venuti alla fede, noi abbiamo deciso ed abbiamo loro scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ogni animale soffocato e dalla impudicizia».
[26]Allora Paolo prese con sé quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro la purificazione, entrò nel tempio per comunicare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l'offerta per ciascuno di loro.
[18]In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; [19]degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.
[1]Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: [2]vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. [3]Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. [4]E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. [5]Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi.
[6]Da parte dunque delle persone più ragguardevoli - quali fossero allora non m'interessa, perché Dio non bada a persona alcuna - a me, da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. [7]Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi - [8]poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani - [9]e riconoscendo la grazia a me conferita,
Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne,
diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. [10]Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare.
[11]Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto.
[12]Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo,
egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. [13]E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. [14]Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di
In questo periodo, il re Agrippa diede il sommo sacerdozio a Ismaele, figlio di Fabi. Costui era un ragazzo.
Era allora accesa una mutua inimicizia e lotta di classe tra i sommi sacerdoti, da una parte; e i sacerdoti e i capi della plebaglia di Gerusalemme dall'altra. Ognuna delle fazioni formava e raccoglieva persone temerarie e rivoluzionarie pronte ad agire come i loro capi. E quando si scontravano si servivano di un linguaggio ingiurioso, e si colpivano l'un l'altro con sassi; e non v'era persona che li riprendesse. In città non v'era alcuna autorità, sicché essi agivano in piena libertà.
Tale era poi la petulanza vergognosa e l'ardire dei pontefici, che non dubitavano di mandare schiavi sulle aie del grano battuto e prelevare le decime dovute ai sacerdoti, col risultato che i sacerdoti più bisognosi morivano di fame. La violenza delle fazioni contendenti eliminava così ogni giustizia.
Quando Festo arrivò in Giudea, la trovò devastata dai ribelli che incendiavano e saccheggiavano un villaggio dopo l'altro;
Venuto a conoscenza della morte di Festo, Cesare inviò Albino come procuratore della Giudea. Il re poi allontanò Giuseppe dal sommo sacerdozio e gli diede come successore nell'ufficio il figlio di Anano, il quale si chiamava anch'egli Anano.
Del vecchio Anano si dice che fu estremamente felice; poiché ebbe cinque figli e tutti, dopo di lui, godettero di quell'ufficio per un lungo periodo, divenendo sommi sacerdoti di Dio; un fatto che non accadde mai ad alcuno dei nostri sommi sacerdoti.
Il più giovane Anano che, come abbiamo detto, fu designato al sommo sacerdozio, era una persona di indole franca e oltremodo ardita. Seguiva la scuola dei Sadducei, che, in verità, quando sedevano in giudizio erano più insensibili degli altri Giudei, come già accennato.
Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un'occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio: così convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.
Ma le persone più equanimi della città, considerate le più strette osservanti della Legge si sentirono offese da questo fatto. Perciò inviarono segretamente (legati) dal re Agrippa supplicandolo di scrivere una lettera ad Anano che il suo primo passo non era corretto, e ordinandogli di desistere da ogni ulteriore azione.
Alcuni di loro andarono a incontrare Albino che era in cammino da Alessandria informandolo che Anano non aveva alcuna autorità di convocare il Sinedrio senza il suo assenso.
Convinto da queste parole, Albino inviò una lettera sdegnata ad Anano minacciandolo che ne avrebbe portato la pena dovuta. E il re Agrippa, a motivo della sua azione depose Anano dal sommo pontificato che aveva da tre mesi, sostituendolo con Gesù, figlio di Damneo.
1. Pur non avendo trovato in nessun modo conservate per iscritto le date dei vescovi di Gerusalemme (la tradizione riferisce infatti che ebbero vita particolarmente breve), ho tuttavia appreso da documenti che fino all'assedio dei Giudei, avvenuto sotto Adriano, le successioni episcopali furono quindici.
2. Di tali vescovi si dice che furono tutti ebrei d'origine e che accolsero autenticamente la conoscenza di Cristo, al punto che furono ritenuti degni del ministero episcopale da coloro che erano in grado di giudicare in proposito. L'intera Chiesa di Gerusalemme, infatti, si componeva allora di credenti ebrei, che vi rimasero dall'epoca degli apostoli fino all'assedio subìto da quanti a quel tempo erano ancora in vita, e durante il quale i Giudei, ribellatisi di nuovo ai romani, furono distrutti in grandi combattimenti.
3. Poiché da questo periodo in poi cessano di essere eletti vescovi circoncisi, è ora necessario elencarli dall'inizio. Il primo fu Giacomo, detto fratello del Signore; secondo dopo di lui fu Simeone; terzo Giusto; quarto Zaccheo; quinto Tobia; sesto Beniamino; settimo Giovanni; ottavo Mattia; nono Filippo; decimo Seneca; undicesimo Giusto; dodicesimo Levi; tredicesimo Efrem; quattordicesimo Giuseppe e infine, quindicesimo, Giuda.
4. Tali furono i vescovi succedutisi dal tempo degli apostoli fino a quello di cui parliamo, tutti circoncisi.
1. Poiché Paolo si era appellato a Cesare e Festo l'aveva inviato a Roma, i Giudei, delusi nella speranza che li aveva spinti a tramare contro di lui, si volsero contro Giacomo, fratello del Signore, al quale gli apostoli avevano assegnato il trono episcopale di Gerusalemme. Ecco ciò che osarono commettere contro di lui.
2. Fattolo venire in mezzo a loro, gli chiesero di rinnegare la propria fede davanti a tutto il popolo; ma Giacomo, contro l'opinione di tutti, con voce felina più di quanto s'aspettassero, parlò apertamente di fronte a tutto il popolo, e riconobbe che il Salvatore e Signore nostro Gesù è il figlio di Dio.
Ma i Giudei non sopportarono la sua testimonianza: da tutti era infatti ritenuto giustissimo per la superiorità da lui attinta in una vita di saggezza e di devozione. Così lo uccisero, approfittando della mancanza di governo, poiché Festo era morto in Giudea proprio allora, lasciando l'amministrazione priva di comando e di procuratore.
3. Le circostanze della morte di Giacomo sono già state citate dal testo di Clemente, che riferisce come fu precipitato dal pinnacolo del Tempio e bastonato a morte. Tuttavia, chi narra la vicenda con maggior precisione è Egesippo appartenuto alla prima successione degli apostoli, nel quinto libro delle sue Memorie:
4. "Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione della Chiesa insieme con gli apostoli. Dal tempo del Signore fino a noi, egli fu da tutti soprannominato il Giusto, poiché molti di loro si chiamavano Giacomo.
5. Ed egli fu santo fin dal grembo materno; non toccò vino né altre bevande alcooliche, e neppure carni di animali; il rasoio non passò sulla sua testa e non si spalmò mai di olio, né fece mai uso di bagni.
6. A lui solo era permesso entrare nel santuario: infatti non portava vestiti di lana, ma di tessuto di lino. Entrava solo nel Tempio e lo si trovava ogni volta in ginocchio a implorare perdono per il popolo, al punto che le ginocchia gli si erano fatte dure come quelle di un cammello per il continuo prosternarsi a Dio in adorazione e chiedere perdono.
7. Per la sua straordinaria equità fu chiamato il Giusto e Oblias, che significa "baluardo del popolo, e giustizia", come i profeti dicono di lui.
8. Perciò alcuni appartenenti alle sette fazioni religiose in cui si divideva il popolo giudaico, da me già descritte nelle Memorie, gli domandarono quale fosse la porta di Gesù, ed egli rispose che era il Salvatore.
9. Così alcuni di loro riconobbero che Gesù era il Cristo ma le fazioni sopra citate non credettero né alla risurrezione né alla sua futura venuta per rendere a ciascuno secondo le proprie opere: quanti credettero, fu per opera di Giacomo.
10. Poiché anche molti dei capi credettero, vi fu un tumulto fra i Giudei, Scribi e Farisei, per i quali tutto il popolo correva il rischio di attendere in Gesù il Cristo. Andarono quindi tutti insieme da Giacomo e gli dissero: "Ti preghiamo di tenere a freno il popolo, che si è ingannato su Gesù, quasi fosse il Cristo.
Ti preghiamo quindi di persuadere sulla persona di Gesù quanti verranno per il giorno di Pasqua, perché tutti abbiamo fiducia in te, e insieme col popolo intero attestiamo che sei giusto e non hai riguardi personali.
11. Persuadi la folla a non lasciarsi ingannare su Gesù, perché il popolo tutto e noi tutti ti obbediamo. Sali perciò sul pinnacolo del Tempio, così che da lassù tu sia ben visibile e tutti quanti possano udire le tue parole. Infatti per la Pasqua si erano riunite tutte le tribù, e anche i Gentili.
12. Così gli Scribi e i Farisei già citati fecero salire Giacomo sul pinnacolo del Tempio, e gridando gli dissero: Giusto, a cui tutti dobbiamo obbedienza, poiché il popolo erra dietro a Gesù crocifisso, dicci qual è la porta di Gesù.
13. Ed egli rispose a voce alta: "Perché mi interrogate sul figlio dell'uomo? Egli siede in cielo alla destra della somma potenza e verrà sulle nuvole del cielo".
14. Molti, convintisi, credettero alla testimonianza di Giacomo ed esclamarono: "Osanna al figlio di Davide". Allora gli Scribi e i Farisei si dissero l'un l'altro: "Abbiamo fatto male a procurare a Gesù una tale testimonianza: andiamo a gettarlo di sotto, così che la gente abbia paura e non gli creda più".
15. E gridando dissero: "Oh! Oh! Anche il Giusto si è sbagliato!" e compirono così ciò che è scritto in Isaia: Leviamo di qui il giusto, perché ci è molto scomodo; e allora mangeranno i frutti delle loro opere. Quindi salirono e lo gettarono di sotto.
16. E si dissero ancora l'un l'altro: "Lapidiamo Giacomo il Giusto". E cominciarono a prenderlo a sassate, poiché non era morto nella caduta, ma si girò e, messosi in ginocchio, disse: "Ti supplico, Signore Dio Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno".
17. Mentre lo lapidavano, uno dei sacerdoti figli di Rechab, figlio di Rechabim, di cui rese testimonianza il profeta Geremia, esclamò: "Fermatevi! Che cosa fate? Prega per voi il Giusto".
18. Allora uno di loro, un follatore, preso il legno con cui batteva i panni, colpì sulla testa il Giusto, che morì martire in questo modo. Fu quindi sepolto sul luogo, vicino al Tempio, dove si trova ancora il suo monumento. Per i Giudei e per i Greci egli è diventato testimonianza certa che Gesù è il Cristo. Subito dopo, Vespasiano assediò la città".
19. Questi fatti sono narrati per esteso da Egesippo, in piena concordanza con Clemente. Giacomo, egli dice, era uomo così mirabile e celebrato da tutti per la sua giustizia, che persino tra i Giudei, quelli più ragionevoli ritennero la sua morte causa dell'assedio di Gerusalemme, che infatti seguì immediatamente al suo martirio, ed essi lo subirono proprio per l'empio delitto commesso contro di lui.
20. Giuseppe, naturalmente, non esitò a confermare questa opinione, precisando nei suoi scritti: "Tutto questo capitò ai Giudei per punirli di ciò che fecero a Giacomo il Giusto, che era fratello di Gesù detto il Cristo, e fu ucciso dai Giudei malgrado fosse giustissimo".
21. Lo stesso autore, nel ventesimo libro delle Antichità, descrive la sua morte come segue: "Cesare, saputa la morte di Festo, inviò come prefetto in Giudea Albino. Ananos il giovane, che ricevette, come dicemmo, il sommo sacerdozio, sfrontato di carattere e straordinariamente audace, apparteneva alla setta dei Sadducei, che nei loro giudizi sono i più crudeli di tutti i Giudei, come si è già riferito.
22. Tale era il carattere di Ananos, il quale, pensando di cogliere l'occasione propizia data dalla morte di Festo e dal fatto che Albino era ancora in viaggio, convocò i giudici del sinedrio e vi fece comparire il fratello di Gesù detto il Cristo, Giacomo di nome, e alcuni altri, che accusò di violare la Legge e condannò alla lapidazione.
23. Ma tutti i cittadini ritenuti più moderati e più osservanti della Legge mal sopportarono il fatto e inviarono messi al re di nascosto, pregandolo di mandare a dire ad Ananos di non agire così. Alcuni di loro andarono anche incontro ad Albino, che veniva da Alessandria, e gli spiegarono che Ananos non poteva convocare l'assemblea senza il suo permesso.
24. Convinto da quanto gli fu riferito, Albino scrisse indignato ad Ananos, minacciando di punirlo; anche il re Agrippa, per lo stesso motivo, lo rimosse dal sommo sacerdozio, che occupava da tre anni, designando al suo posto Gesù, figlio di Damnea". Questa è la storia di Giacomo, a cui è attribuita la prima delle lettere dette cattoliche.
[1] Un altro giorno Giuseppe mandò suo figlio Giacomo a raccogliere legna e il signore Gesù si offrì di accompagnarlo Giunto al posto nel quale c'era la legna, Giacomo incominciò a raccoglierla. Ma ecco che una vipera velenosa gli morse la mano, ed egli prese a gridare e piangere.
[2] Vistolo in quello stato, il signore Gesù gli si avvicinò, soffiò sulla parte morsa dalla vipera e fu immediatamente guarito.
[1] Simone, detto il Cananeo, Giuda, detto Taddeo, e Giacomo, che alcuni chiamano il fratello del Signore, furono fratelli carnali, originari di Cana della Galilea, nati dai coniugi Alfeo e Maria figlia di Cleofa.
L'ultimo di essi nacque dalla stessa madre, ma da padre diverso, e cioè da Giuseppe, uomo giusto, quello al quale andò in sposa la beatissima Madre di Dio, Maria.
Perciò Giacomo fu detto fratello del Signore, quanto alla carne però: a Giuseppe, infatti, padre di Giacomo, era sposata sebbene a lui non sia mai stata unita la Vergine Maria, resa poi incinta dallo Spirito santo, onde diede alla luce, vergine, il salvatore del mondo, il Signore nostro Gesù Cristo.
A motivo di questo vincolo, questi tre figli di Maria di Cleofa furono assunti da Cristo tra i discepoli, e più tardi furono elevati alla dignità di apostoli.
Il più piccolo di essi, Giacomo, sempre caro a Cristo salvatore, ardeva di sì grande amore verso il Maestro che, allorquando fu crocifisso, non volle prendere cibo se non dopo averlo visto risorgere dai morti, perché si ricordava che ciò era stato predetto a lui e ai suoi fratelli da Cristo quand'era ancora vivo. Per questo prima di tutti Cristo volle apparire a lui per confermare il discepolo nella fede, così fu pure per Maria Maddalena e per Pietro, e, affinché non soffrisse a causa del lungo digiuno, presentatogli un favo di miele, lo esortò a mangiarne.
Dopo l'Ascensione di Cristo al cielo, rimase con Pietro e Giovanni a Gerusalemme, predicando la parola del Signore ai Giudei; il che poteva fare anche più facilmente, perché esercitava il suo ministero pubblico nel tempio di Salomone.
[2] Quando ancora non era trascorso il quattordicesimo anno dalla Passione del Signore, allorché Paolo giunse a Gerusalemme con i suoi compagni di viaggio, Tito e Barnaba, salutò Giacomo, Pietro e Giovanni; i dodici apostoli convenuti a Gerusalemme per la festa di Pasqua, sotto la presidenza di Giacomo e in presenza del popolo, uno alla volta, esposero allora brevemente quello che era stato da essi compiuto nelle varie regioni.
In quei giorni il sommo pontefice Caifa mandò loro dei sacerdoti chiedendo che andassero da lui, per dimostrargli in qual modo Gesù fosse Dio eterno e Cristo, altrimenti egli avrebbe dimostrato loro il contrario.
Al giorno stabilito gli apostoli salirono al tempio, e al cospetto di tutto il popolo cominciarono a rendere testimonianza a Gesù, e nello stesso tempo a rimproverare i Giudei per le molte cose assurde che compivano. E sui gradini del tempio, mentre il popolo assisteva in silenzio, ammaestrarono i sacerdoti sull'unico Dio, Cristo Gesù, i sadducei sulla risurrezione dei morti, i Samaritani sulla consacrazione di Gerusalemme, gli scribi e i farisei sul regno dei cieli: istruirono così tutto il popolo sul fatto che Gesù è il Cristo eterno. E per ultimo ammonirono che, prima che essi passassero ad annunziare la conoscenza di Dio Padre ai gentili, si riconciliassero con Dio, accogliendo il Figlio suo. Mostrarono infatti come in nessun altro modo essi avrebbero potuto salvarsi se non con la grazia dello Spirito santo affrettandosi a purificarsi col Battesimo in virtù della triplice invocazione e ricevendo l'Eucaristia del Cristo Signore, alla quale dovevano credere come a una delle cose da lui insegnate affinché potessero meritare di conseguire l'eterna salvezza.
[3] Per sette giorni invitarono il popolo e il sommo pontefice ad affrettarsi a ricevere subito il Battesimo; e già la cosa era matura e stavano per venire a farsi battezzare, quand'ecco un uomo nemico, con altri pochi, appena entrato nel tempio, cominciò a gridare dicendo: "Che fate, Israeliti? Perché vi lasciate trascinare così facilmente? Perché vi fate condurre a precipizio da così malaugurati uomini, e vi fate ingannare da un mago?".
Mentre così parlava, e tali cose erano ascoltate e contraddette dal vescovo Giacomo, cominciò a nascere un turbamento nel popolo e a sorgere delle rivolte, tanto che la folla non poteva più udire ciò che diceva l'apostolo. Tutti cominciarono ad agitarsi con clamori; e quel che con molta fatica era stato sistemato fu presto scompaginato e i sacerdoti furono rimproverati; e quello iniziò ad istigare tutti con rimproveri e ingiurie; come un forsennato incitava tutti a uccidere gli apostoli, dicendo: "Che fate, perché ve ne state esitanti, tardi ed infingardi?
Perché non aggrediamo con le nostre mani e non togliamo dalla circolazione tutti costoro?". Ciò detto, diede inizio alla strage con un tizzone tolto dall'altare; anche gli altri, vedendo lui, furono portati ad agire con la stessa insania. Ci fu uno schiamazzo generale degli uccisori e degli uccisi, e si sparse molto sangue per ogni parte in una fuga confusionaria; intanto quell'uomo nemico, aggredendo Giacomo, lo precipitò giù dall'alto della scala, e credutolo morto, non se ne preoccupò oltre.
In seguito a tale caduta, con un piede fratturato, appariva molto claudicante. E' chiaro che quell'uomo nemico, che poi il Signore destinò al ministero dell'apostolato, era Saulo.
[4] Dopo che il preside Festo ebbe inviato Paolo a Cesare, al quale si era appellato, i Giudei vedendo andate a monte le insidie che gli avevano tese, rivolsero la loro feroce malvagità contro Giacomo, fratello del Signore. Lo aggredirono in questo modo: lo tradussero nel mezzo a loro e gli chiesero con insistenza di rinnegare la fede in Cristo al cospetto di tutto il popolo. Egli invece, a dispetto di quanti pensavano diversamente, con una voce abbastanza libera e forte più di quel che essi desiderassero, al cospetto di tutto il popolo proclamò con tutta franchezza che Gesù Cristo nostro salvatore e Signore è Figlio di Dio.
Quelli allora, non potendo sopportare la confessione così posata e franca di quell'uomo, soprattutto perché presso tutti era ritenuto oltremodo retto in virtù di una vita santa e morigeratissima lo menarono alla morte; approfittando inoltre della situazione favorevole, anche per la morte del governatore, unirono molti altri alla sua stessa condanna. Era avvenuta, infatti, nella Giudea la morte di Festo sicché la provincia si trovava allora senza governatore e senza procuratore.
Sebbene secondo Clemente e altri la morte di Giacomo sia avvenuta in modo alquanto diverso, tuttavia Egesippo, della prima successione apostolica, era più informato e nel quinto libro dei suoi Commentari ne parlò in questi termini:
[5] "Il fratello del Signore, Giacomo, da tutti detto il giusto, assunse il governo della Chiesa, che dura fino ai giorni nostri, insieme agli apostoli dai tempi di Gesù. Molti in verità furono chiamati col nome di Giacomo; questi però fu santo fin dal seno di sua madre. Non bevve vino e bevanda fermentata, non mangiò carne, sul suo capo non si levò ferro, non vi cosparse olio, ne andò mai ai bagni. Solo a costui era permesso entrare nel Sancta sanctorum. Non usava nemmeno indumenti di lana, ma indossava solo indumenti di tela. Entrava solo nel tempio e restava in ginocchio invocando misericordia per il popolo, così che col suo incessante pregare, sempre in ginocchio, gli vennero i calli alla maniera dei cammelli. Pertanto per questa incredibile continenza e per la somma giustizia fu chiamato "giusto" e "oblìa", interpretato "difesa del popolo", e "giustizia", come i profeti avevano predetto a suo riguardo.
Alcuni perciò appartenenti all'una o all'altra delle sette correnti tra il popolo e delle quali abbiamo parlato sopra, lo interrogavano quale fosse la porta verso il Signore. Ed egli rispondeva: "E' questa: il Salvatore".
Dal che parecchi credettero che Gesù è il Cristo. Gli eretici invece di cui abbiamo scritto sopra non credettero che egli sarebbe venuto per rendere a ciascuno secondo le proprie opere, non credendo anzitutto che egli fosse risorto; quelli che credettero, credettero per mezzo di Giacomo. Siccome molti di questi, anche tra prìncipi del popolo, avevano creduto, si determinò un disorientamento tra i Giudei, e dicevano: "Non resta altro ormai che tutto il popolo creda in Gesù, creda che egli è il Cristo".
Andarono dunque insieme da Giacomo, e gli dissero: "Ti preghiamo affinché tu richiami il popolo, perché si sta smarrendo a proposito di Gesù, credendo che egli sia il Cristo. Ti supplichiamo di persuadere in questo senso tutti quelli che verranno nel giorno di Pasqua. Noi tutti ti obbediremo; quanto a te personalmente sia noi che il popolo attestiamo che tu sei giusto e non guardi in faccia alcuno. Tu pertanto consiglia bene il popolo intorno a Gesù, e indirizzalo affinché non si smarrisca. Tutti ti obbediremo. Sali sul punto più alto del pinnacolo del tempio affinché a tutti tu appaia su in alto, e tutti possano udire le tue parole: nel giorno di Pasqua infatti converranno non solo i Giudei, ma anche una moltitudine di gentili".
Scribi e farisei collocarono dunque Giacomo sul pinnacolo del tempio e, gridando a gran voce, dissero: "O più giusto degli uomini, al quale noi tutti dobbiamo obbedire, perché mai il popolo sbaglia sul conto di Gesù, che è stato crocifisso? Qual è mai la porta del Signore?".
Giacomo rispose loro a gran voce: "Perché mi interrogate sul figlio dell'uomo? Ecco, egli siede in cielo alla destra della somma potenza, ed egli verrà sulle nubi del cielo".
[6] Con tale risposta e testimonianza Giacomo diede sufficiente dimostrazione a molti che volentieri lo avevano udito, che in tale modo intendeva protestare in favore di Cristo; presero quindi a glorificare Dio, dicendo: "Osanna al Figlio di David".
Gli scribi e i farisei cominciarono ai dirsi a vicenda: "Abbiamo fatto male a dare a costui l'occasione di formulare una tale testimonianza riguardo a Cristo. Andiamo e precipitiamolo giù, affinché gli altri si spaventino e non gli credano". Tutti insieme a gran voce gridarono dicendo: "Oh! Anche il giusto ha sbagliato!". Adempirono così la profezia della Scrittura che si trova in Isaia, e che dice: "Togliamo di mezzo il giusto, poiché ci è molesto; per questo mangeranno il frutto delle sue opere". Salirono dunque sul pinnacolo per precipitarlo giù dicendo: "Sia lapidato quest'uomo".
Cominciarono ad aggredire il beato Giacomo con pietre. Gettato giù, non solo non morì, ma si voltò, si prostrò sulle ginocchia e prese a dire: "Ti prego, Signore Dio Padre, perdona loro questo peccato, poiché non sanno quel che fanno". E mentre ancor più ferocemente incrudelivano con pietre su di lui che così pregava, un sacerdote, dei figli di Rechabiti dei quali fa menzione il profeta Geremia esclamò dicendo: "Finitela, di grazia! Che fate? Questo giusto che voi lapidate prega per voi". Ma uno di essi, un lavandaio, afferrò un bastone, col quale si è soliti strizzare i panni, e gli spezzò la testa. Così il beato Giacomo, detto il "giusto", con siffatto martirio consumò finalmente la vita, e fu sepolto nello stesso luogo presso il tempio.
Questi è colui che testimoniò ai Giudei e ai gentili la verità: che Gesù è il Cristo, Figlio del Dio vivo, che con il Padre e lo Spirito santo è Signore e Re per tutti i secoli".